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Il giornalismo culturale

Il giornalismo culturale
Per definire cosa si intende per giornalismo culturale è forse necessario chiarire più in generale come viene considerata la cultura dai mass-media e come il cambiamento del giornalismo nel corso degli ultimi secoli l’abbia influenzata. Vengono quindi analizzate le due accezioni principali di ciò che la “cultura” comprende, quella legata all’arte, all’ingegno, al talento e una seconda più allargata che racchiude le usanze, i valori, i costumi. Parte da questo concetto Giorgio Zanchini, giornalista e docente all’università di Urbino, per ripercorre in questo saggio le origini e la trasformazione del modo di fare informazione in ambito culturale...
In passato la comunicazione è stata ad uso e consumo esclusivo di una classe elitaria, in mano ad una “intellighenzia” e rivolta ad una ristretta cerchia di intellettuali. Anche se dal Quattrocento, con l’avvento della stampa, è iniziata una lenta diffusione di opere letterarie, è solo nel Settecento che iniziano a diffondersi i giornali letterari, prima per presentare libri e poi per diventare un vero e proprio strumento di diffusione delle idee. In Italia all’inizio del secolo scorso nasce la terza pagina, uno spazio dedicato interamente a tutte quelle che diventano rubriche di notizie letterarie e che per quasi cinquant’anni mantiene un carattere di prestigio. Oltre ai quotidiani e al confronto tra i vari modelli di giornalismo, da quello anglosassone a quello europeo, vengono poi analizzate le riviste che con numeri davvero importanti, sia in Italia che all’estero, occupano una fetta di mercato davvero consistente. In particolare le riviste culturali nel secondo dopoguerra diventano il palcoscenico di dibattiti e scambi di idee. Arrivando ai giorni nostri, la diffusione di altri canali di comunicazione impone un cambiamento radicale al modo di “fare cultura”: la radio, la televisione e poi il web, con linguaggi diversi e un target ampio ma diversificato, offrono spazi nuovi e un modo di discutere molto più variegato e popolare. Un’interessante bibliografia in appendice chiude questo saggio che in poco più di cento pagine ci offre un’analisi approfondita di un concetto tanto sfaccettato come quello di “cultura” e di come il modo di farla e promuoverla sia stato influenzato dalla storia ma abbia a sua volta modificato il modo di percepirla e viverla.