Il Grande Gioco

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Nel 1842, nella città di Buchara, in Asia Centrale, nella piazza antistante il palazzo dell’emiro, due uomini vestiti di stracci sono in procinto di affrontare la morte. Chissà cosa li ha portati fin lì e soprattutto come abbiano fatto a ridursi in questo stato in cui la sporcizia è senza dubbio il problema minore. Alla seconda domanda è facile rispondere in quanto l’emiro li ha fatti stare per mesi all’interno di una buca buia al di sotto della cittadina d’argilla. Ma chi sono quei due disgraziati che a breve occuperanno le due buche di fresco scavate per ordine del signore locale? Sono due ufficiali dell’esercito di Sua Maestà, il colonnello Charles Stoddart e il capitano Arthur Connolly. La loro colpa? Essere finiti in qualcosa di più grande della loro persona, del loro ruolo e dei loro compiti; un Grande Gioco come lo chiamava il povero Connolly. Un valzer di alleanze e tradimenti, una gigantesca partita a scacchi tra due superpotenze che vale di più di qualsiasi vita umana lasciata su quel campo gigantesco che abbraccia Asia Centrale e Medio Oriente. Ma come si è arrivati a questo punto? Tutto ebbe inizio nei primi anni dell’Ottocento, quando un contingente russo decise di spingersi a Sud attraverso il Caucaso, sfidando tribù di tagliagole e guerrieri ferocissimi…

Con il termine Grande Gioco, coniato dall’ufficiale britannico Arthur Connolly nel 1829, si indica il conflitto prettamente fondato sullo spionaggio e sui rapporti diplomatici intercorso tra il Regno Unito e la Russia in Asia Centrale e Medio Oriente nel corso del XIX secolo. Peter Hopkirk, riprendendo questa definizione, fa uscire per la prima volta questa ponderosa ma avvincente opera nel 1990, ricostruendo con certosina precisione una pagina di storia poco nota – almeno qui in Italia – ma incredibilmente appassionante, tessendo una tela di alleanze, tradimenti, accordi segreti e misteriose dipartite. Protagonisti di questo saggio sono spesso avventurieri, signori della guerra, khan, emiri e re tribali, i quali forniscono una dimensione quasi picaresca a una vicenda tuttavia interamente reale e documentata storicamente da diari e resoconti provenienti proprio da questi esploratori, i quali non possono non ricordare le figure ritratte da Rudyard Kipling nel suo L’uomo che volle farsi re. L’opera di Hopkirk, corredata da una nutrita bibliografia, non perde mai mordente e nelle sue oltre seicento pagine, accompagna il lettore attraverso posti sconosciuti, spesso teatro di guerre intestine mai citate nei libri di scuola, aprendo così un nuovo fronte nell’immaginario nel lettore appassionato di storia e intrighi. Da ultimo, l’interesse geografico ed etnografico che questo libro suscita non è trascurabile, in quanto invita il lettore a immaginare paesaggi e realtà non certo di comune immedesimazione. Un classico storico intramontabile che a trent’anni dalla sua prima edizione, continua a essere il più romanzesco dei saggi storici sul tema e, di conseguenza, il più avvincente.

 


 

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