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Il ladro di tatuaggi

Il ladro di tatuaggi

Alex Mullins e la fidanzata stanno trascorrendo una normale serata in un locale, tra musica alta e qualche bicchiere. A un certo punto la giovane donna va in bagno, lasciando solo il suo ragazzo. Al ritorno lo ritrova con un’altra donna. I due sembrano flirtare, ai suoi occhi, con l’altra ragazza che pare in atteggiamento più che confidenziale. Ne scaturisce una scenata di gelosia in piena regola alla fine della quale la ragazza di Alex lascia il locale da sola e se ne va via nella notte. In un primo momento Alex risentito decide di non seguirla, ma poi preoccupato per la discussione e anche per averla lasciata andare via da sola esce anche lui dal locale per seguirla. Gira un po’ tra le strade di Brighton, la cittadina dove entrambi vivono, ma non la trova e se ne ritorna a casa che è già mattina. Una volta a casa, però, riceve la notizia che la sua fidanzata è stata ritrovata in fin di vita nei pressi di un locale e trasportata in ospedale. Alex e sua madre corrono al suo capezzale e trovano la giovane donna davvero in condizioni critiche; ha subito una aggressione molto violenta e dopo una agonia di molte ore la ragazza muore, senza che i medici possano fare nulla per lei e senza che si sia appurata con precisione la causa del decesso. Qualche ora dopo, però, il medico legale scopre che i segni e il tatuaggio fatti in maniera grossolana e con una lama affilata dietro la schiena della ragazza sono andati in infezione e forse le hanno causato setticemia. Gli inquirenti allora puntano la loro attenzione su Alex, il suo ragazzo, con il quale la notte dell’aggressione aveva litigato, ma che è anche figlio di una nota tatuatrice della zona e fa parte anche lui di quel mondo che ha a che vedere con tatuaggi e simboli. Ma è davvero lui il colpevole della brutale aggressione? E perché doveva volere addirittura morta la sua ragazza?

Il ladro di tatuaggi è un thriller puro e assoluto, che non lascia spazio a nessuna altra forma di contaminazione letteraria e che inizia con pagine di grande tensione per mantenere la stessa, poi, per tutto il resto della narrazione. L’autrice spariglia le carte, induce il lettore a pensare (erroneamente) di aver capito cosa si nasconde dietro le azioni e la trama, a tratti gioca con gli stessi protagonisti, soprattutto con gli inquirenti che pensano sempre di essere sulla pista giusta e invece non lo sono, mischia gli alibi, crea alternative per poi ritornare al punto di partenza, infine dà l’illuminazione necessaria a risolvere il caso, ma intanto chi legge ha avuto tutto il tempo per gustarsi un romanzo più che interessante. E non è cosa da poco, perché ormai anche il thriller puro è un genere inflazionato e di serial killer se ne sono visti di tutti i tipi e in tutte le maniere. Quindi un plauso va sicuramente ad Alison Belsham per avere saputo dare vita a un racconto di tutto rispetto, ma bravi anche coloro che hanno scelto i titoli italiani dei suoi due romanzi, confondendo a regola d’arte Il tatuatore e Il ladro di tatuaggi, scambiando i titoli con le trame. Della prima trama non dico nulla perché non voglio rovinare la sorpresa a chi non avesse letto il precedente romanzo della stessa autrice, quello che posso fare è consigliare assolutamente entrambi i romanzi, che comunque possono essere letti indipendentemente l’uno dall’altro anche se a questo punto è facile pensare che Belsham abbia in mente una certa serialità di trame e personaggi. L’autrice non si lascia ricordare per lo stile e il linguaggio che restano uguali a tanti altri scrittori di genere, ma è sicuramente brava a creare tensione emotiva, a descrivere con grande efficacia i suoi personaggi e a descrivere altrettanto efficacemente le location. La cittadina di Brighton, ad esempio, è raccontata non solo come la scena di crimini efferati, ma anche come uno di quei posti dove sotto l’apparenza di una tranquillità di provincia, di un bel posto bagnato dal mare e con spiagge frequentate da abitanti e turisti, covano minacce e pericoli che sfuggono anche al controllo della legge.