Il libro degli squali

Lo squalo che abita la fantasia delle persone è lungo oltre tre metri, scuro, minaccioso, con la bocca ripiena di denti aguzzi e con la sua pinna fende il mare mentre nuota in caccia di prede. Tanti squali sono diversi dall’immaginario collettivo. Ci sono quelli lunghi 30 centimetri e quelli che arrivano a 12 metri, squali che vivono nei mari caldi e altri nei mari freddi, persino nei fiumi. Squali che mangiano carne e altri che si nutrono di plancton. E queste 300 specie hanno varie forme. Gli squali sono pesci vertebrati con scheletro cartilagineo, comparsi nel periodo Devoniano (300 milioni di anni fa), e i primi fossili recuperati da William Kepler risalgono al 1880, presso Cleveland. È facile trovare denti di squalo grazie alla loro durezza, raro trovare scheletri per via della fragilità delle cartilagini. Gli squali si differenziano dai pesci ossei non solo per la cartilagine, ma anche per la diversa riproduzione, infatti non producono milioni di uova da cui potrà sopravvivere solo qualche esemplare, ma trattengono alcune decine di uova internamente e espellono i piccoli solo quando sono ben formati. Inoltre gli squali, sprovvisti di vescica natatoria, sono più pesanti e faticano nel nuoto orizzontale. La coda asimmetrica li porta ad affondare, mentre le pinne pettorali rigide li sostengono. Gli squali differiscono dai pesci ossei anche per altri elementi: le branchie, le squame, i denti. La documentazione scientifica fornisce un variegato inventario di quanto è stato trovato nello stomaco degli squali a ogni latitudine: cani, gatti, capre, cappotti, targhe d’auto, bottiglie, lattine, uccelli di vario tipo. Gli squali, dunque, sono spazzini o semplicemente essendo onnivori si adattano in quei periodi in cui trovare prede fresche è difficile? Infatti, arrivano a divorare altri squali per necessità…

Nel testo vengono definiti “i tre leviatani” gli squali più grandi che sono stati identificati dagli studiosi: il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), lo squalo elefante (Cetorhinus maximus), lo squalo balena (Rhincodon typus). Solo il primo dei tre, il celebre e temuto squalo bianco, ha mietuto vittime tra gli uomini. Ammirati, temuti, venerati, gli squali sono diventati vere e proprie star del cinema, dal famoso film del 1975 di Steven Spielberg, alla serie di film catastrofici Sharknado prodotta a partire dal 2013. Leggende, eventi più o meno documentati, opere d’arte ospitano l’affascinante creatura di cui oggi (a differenza di quanto indicato nel libro, la cui prima edizione risale al 1970 con il titolo originale The Natural History of Sharks) si conoscono oltre 465 specie, dati WWF. Gli squali sono creature da record, con obiettivi via via raggiunti e superati. Anche Ernest Hemingway ne ha conquistato uno, per un certo periodo, catturando nel 1953 uno squalo mako di 350 kg nelle Bahamas. In California nel 2013 è stato catturato un esemplare di mako da 600 kg. Nella prefazione al testo, N. B. Marshall descrive l’emozione provata durante una crociera oceanografica nell’Atlantico tropicale, per seguire gli studi in mare del biologo Richard Backus, legato all’importante Woods Hole Oceanographic Institution del Massachusetts. Istituita nel 1930 è un’organizzazione privata e no-profit di ricerca, ancora molto attiva. Coautore del volume insieme al giornalista Thomas H. Lineaweaver, laureato a Princeton, appassionato di storia naturale e biologia marina, più volte pubblicato sulla rivista scientifica “Sea Frontiers”. Il successo del volume nel 1970 e il film di Spielberg nel 1975 (all’epoca il WHOI fu bersagliato di telefonate di curiosi), hanno contribuito a ravvivare l’interesse del pubblico per gli squali e gli studi su questa incredibile creatura del mare.

 


 

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