Il libro dei numeri

Il libro dei numeri

Joshua Cohen, spiantato scrittore newyorchese, viene incaricato di redigere le memorie di un ricchissimo e misterioso imprenditore, fondatore di un’importante azienda tecnologica. L’incarico, che lo obbliga a un vincolo di riservatezza, è per lo scrittore causa di un conflitto interiore. Impegnandosi a scrivere come ghostwriter la vita del signor Joshua Cohen, uomo che porta il suo stesso nome, sarà costretto a raccontare la storia dell’individuo che con il proprio lavoro ha distrutto la sua vita, il cui piacere ha distrutto il suo piacere e oscurato il suo nome. Il suo fallimento come scrittore, che vive della carta stampata e dell’inchiostro, è diretta conseguenza dell’espansione della rete, il cui linguaggio tecnologico e invisibile ha fagocitato tutti gli altri linguaggi, rendendo il suo mondo sterile. Ma è un vortice: Joshua Cohen viene trascinato dentro la storia e in viaggio assieme al suo Capo, in stanze di lussuosissimi hotel, registrati con nomi creati ad hoc da factotum che li seguono ovunque, in una vita scandita dalle interviste diarizzate e quasi simbiotica, nella quale il gioco delle parti si confonde. “Il Capo mi disse che ero assonnato, il che significava che lo era lui.” Il lavoro per cui verrà pagato è però solo l’inizio di un lungo percorso, una discesa agli inferi, attraverso tragedie umane globali come l’11 settembre 2001, e riflessioni personali sul mutamento del linguaggio dopo l’avvento di internet e dei social network, dove il tempo e il concetto di immortalità non hanno più peso...

Il libro dei numeri è quella parte della Bibbia che si stacca di netto dalle altre, interrompendo la narrazione che aveva avuto inizio con la creazione del mondo e che si stava dirigendo verso l’esodo degli ebrei dall’Egitto. Sono quarant’anni di sospensione durante i quali il popolo si trova nel deserto, dimostrando ingratitudine, sfiducia e infedeltà nei confronti di un Dio che mostrerà la sua giustizia rimettendo in carreggiata quanti dubitavano di lui. Alla struttura del testo sacro si ispira l’architettura dell’omonimo romanzo di Joshua Cohen che nella storia dello scrittore fallito riunisce più progetti maturati nel corso degli anni: un racconto basato sull’inizio dell’era digitale, sui mutamenti del sistema di comunicazione e del linguaggio con l’avvento di internet, il sistema di sorveglianza degli individui da parte di governi e aziende, più qualcosa che avesse a che fare con un ghostwriter. Da tutti questi embrioni, Cohen ricava un unico corposo romanzo di oltre settecento pagine, accattivante all’inizio ma piuttosto faticoso da seguire dopo la seconda metà. Un progetto dai molti gangli e dalla struttura particolare, redatto anche come una bozza con cancellazioni e note e con un incipit il cui messaggio, relativamente alla comunicazione digitale, è molto chiaro: “Se state leggendo questa storia su uno schermo, andate a fanculo. Parlerò solo se sfogliato come si deve”. Concetto ribadito anche alla fine, ovvero la nostalgia di Cohen per la carta e l’inchiostro, con il piacere provato nel vedersi timbrare il passaporto e il disappunto con il quale il tassista che lo porterà nel New Jersey non ha nessuna intenzione di conversare, limitandosi a inserire l’indirizzo su di un tablet. Tutti sintomi di una direzione sbagliata verso la quale il mondo si è ormai da tempo incamminato.



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