Il libro del riso e dell’oblio

Il libro del riso e dell’oblio
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Boemia, 1971. Mirek dice: la lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio. Di mestiere fa il manovale in un cantiere edile, e venticinque anni prima ha avuto una relazione con Zdena. Mirek tiene un diario in cui annota tutte le riunioni riguardo la situazione politica fin troppo opprimente che stanno vivendo lui e i suoi compatrioti, e decide di trasferire i documenti compromettenti dove non possano essere rintracciati, ma prima vuole assolutamente recuperare qualcosa da Zdena, la sua vecchia amante: lettere. Lettere che proprio lui era solito inviarle. Mentre Mirek è diretto verso di lei, però, nota dallo specchietto della macchina che qualcuno lo sta seguendo… Karel e Markéta sono una coppia. La mamma di Karel ha da poco perso il marito, e così, vedendola triste e sola al funerale, i due decidono di invitarla a stare da loro per una settimana. Markéta è adulta ormai, e le considerazioni negative che aveva fatto tempo prima sulla suocera sono cambiate. Ad un tratto le sembra quasi “piccola e indifesa come un bambino’’. Domenica la coppia ha un impegno, ovvero accogliere una loro amica, Eva, che abita distante e ha intenzione di sostare una notte dai due amici. La mamma però rimane inaspettatamente un giorno in più del previsto, e aspetta con Karel e Markéta la misteriosa Eva, donna di una bellezza procace, che i due spacceranno per una lontana cugina. La serata prende una piega inaspettata, e la mamma si rivela un grande ostacolo per i tre…

Romanzo in forma di variazioni, diviso in sette parti, ciascuna delle quali narra una storia indipendente dalle altre, ma collegata indissolubilmente sul piano tematico. La narrazione segue scorrevole e le riflessioni sono fortemente critiche nei confronti della cornice storica entro cui si collocano i personaggi. Non sono sempre gli stessi però, i personaggi. Cambiano di racconto in racconto, eccetto due parti che sono prettamente autobiografiche, e il personaggio di Tamina, che compare due volte, nella quarta e nella sesta parte. È l’alter ego femminile di Milan Kundera. Tempo prima è stata costretta a fuggire dal suo paese natìo, e ora cerca di recuperare diari che conservava segretamente e che sono il ponte con il suo passato. Fa di tutto pur di non dimenticare il volto del marito scomparso, ed è anche per questo che i suoi vecchi diari acquisiscono una tale importanza, “(…) giacché se il vacillante edificio dei ricordi crollasse come una tenda mal montata, di Tamina non resterebbe che il mero presente, questo punto invisibile, questo nulla che avanza lentamente verso la morte’’. Si contrappongono vari tipi di oblio; tra i quali uno politico (o meglio “organizzato’’, come lo definisce l’autore stesso) e uno umano. Quello politico è un tipo di oblio che è necessario per chi è al potere, in un contesto totalitario. Un oblio che cancella tutto ciò che si potrebbe rivoltare contro un tale governo, compresa memoria storica, e s’impone sontuoso a depennare ogni forma di resistenza ideologica. E Kundera non è di certo estraneo a questo tipo di regime, che dopo la Primavera di Praga ha costretto l’autore a fuggire, proprio come Tamina. L’altro è un tipo di oblio che accade. È una carenza umana, non imposta da nessuno se non dalla difficoltà di rievocare momenti, persone, volti. Così succede al padre di Kundera, che in una delle due parti autobiografiche del romanzo cessa di ricordare le parole stesse a causa di una malattia che lo sta portando alla morte. Gran parte dei temi verranno ripresi nel romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, ma già qui lo scrittore ceco li sviluppa profondamente. La prosa leggera e al contempo così pesante ripercorre l’interiorità di personaggi che cercano di riconciliarsi con sé stessi attraverso il proprio passato, in una Boemia oppressa e disillusa.



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