Salta al contenuto principale

Il libro di Katerina

Il libro di Katerina

È il figlio a trovarla così, sul letto, completamente nuda, all’alba di un venerdì. Tutt’attorno niente è cambiato, ma lei è morta. Le chiude la bocca spalancata e la pulisce, la copre con un lenzuolo. Le stesse cure che lei gli riservava quando era bambino. Il ragazzo non piange: piangerà il giorno dopo... Samsun, inizi del Novecento. Sara, “capelli rosso diavolo e le pezze al culo”, ha venticinque anni e non è ancora sposata. La prenderà Dimitros Konstantinidis, commerciante, le chiederà di rinnegare il suo nome e la sua discendenza ebraica e la ribattezzerà Katina. Dal loro matrimonio nasceranno tre figlie femmine, tutte diverse tra loro: Irini, Ariadni – che mostrerà presto i primi sintomi della schizofrenia che la accompagnerà a vita – e Fotinì. Benestanti i Konstantinidis, fino alla catastrofe di Smirne del 1922 che li obbligherà a vivere nel Koulè Kafè di Salonicco, la “baracca” che segnerà Irini a vita... Anno 1901. nella montuosa Karditsa nasce Minas Chorianos. Madre valacca, padre pope del paese. Dal disprezzo di quest’ultimo Minas scappa per rifugiarsi a Salonicco. Lì incontrerà la kyra Irini, dieci anni più piccola, che col tempo imparerà ad amarlo. Da Irini e Minas nasceranno, nell’ordine: il primogenito Dimitris – un angelo strano, ai vicini diranno “encefalite”: spedito in un istituto per bambini in Svizzera, vi morirà a vent’anni –; Miron, strabico e viziatissimo; l’illacrimato Kostakis, morto di pertosse; Aghis, fragile e maniacale; Kliò, il “diavolo”; infine, il 2 aprile 1953, Giovedì Santo, nascerà Katerina, l’incidente. La kyra Irini incaricherà la dolce e nevrotica nipote Zoì di tirare sui figli. All’apparenza non mancherà loro niente, ma tutti, in un modo o nell’altro, dovranno fare i conti con la “dilagante e insidiosa malattia” dei Chorianos...

“Mi chiamo Katerina e sono morta seguendo una strada buia, solitaria, sotto il riflesso della notte, perché avevo dentro troppe cose che non riuscivo a sopportare”. Comincia così, dalla fine, la storia di Katerina Chorianos. Dall’atto finale di una sofferenza che pare già scritta dal principio. Nell’unione tra Minas e Irini, colpevoli di una genitorialità monca, distaccata e anaffettiva (“Padre invisibile: se l’è ingoiato il negozio. Madre: ugualmente assente”); nei piccoli atti di pura cattiveria perpetrati dai fratelli Chorianos, impegnati a combattere la propria infelicità spargendone a loro volta (e “quando quattro fratelli sono ridotti a quarant’anni a vivere di psicofarmaci”, riflette Katerina, “qualcosa di molto brutto deve essere accaduto loro durante l’infanzia”); nello spettro di una maledizione del sangue che sembra inevitabile, quella della malattia mentale. È la più piccola dei Chorianos, Katerina “la pazza”, a raccontare e raccontarsi in prima persona, senza sconti e in modo lucidissimo, nel marasma di emozioni contraddittorie che il suo disagio psichico, sopito a suon di alcolici e antidepressivi ma mai davvero curato o compreso fino in fondo, porta con sé. Una narrazione che procede per brevi paragrafi, dura, mai patetica, che non rinuncia ad un’ironia spesso graffiante e riesce a far percepire quasi sensibilmente gli alti e i bassi della protagonista, l’entusiasmo dell’ipomania e i giorni della depressione più nera, la “bestia con i denti di ferro”. Katerina soffre, resiste, cade, scopre e vive con intensità un amore totalizzante – quello per il figlio, l’amatissimo, perfetto Petros, che si scoprirà essere l’autore delle pagine che stiamo sfogliando –, appiglio salvifico e illusione di speranza, giorno per giorno più vicina al ciglio dell’autodistruzione. Che avverrà, per dare ad una vita castrata, l’unica che per lei abbia importanza, la possibilità di essere finalmente libera, in un estremo atto di stanchezza e arresa ma non di assoluta sconfitta. Auguste Korteau – pseudonimo di Petros Chatzopoulos, scrittore e traduttore di origini greche e noto attivista nel mondo LGBT – dipinge un coraggioso e vivido ritratto di sua madre mentre tenta di ricomporre la sua – la loro – verità. Frammenti mutevoli, belli e strazianti, una moderna tragedia in cui ogni attore trascina la propria croce – reale, involontaria, personale, ereditata, ossessiva, sempre pesantissima. È proprio Katerina/Petros/Korteau ad avvertire, a ragione, il lettore: questa storia, intensa, ripida, in un modo o nell’altro lo ferirà.