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Il lungo inganno

Il lungo inganno
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Alle cinque e cinque minuti di un venerdì pomeriggio George Foss s’incammina direttamente dal suo ufficio verso il Jack Crow Bar. È piuttosto contento alla prospettiva dell’appuntamento con Irene. Non la vede da due settimane. L’ultima volta è stato al cocktail party di un amico comune, dove si sono a malapena rivolti la parola e, quando lui se n’è andato per primo, lei gli ha lanciato uno sguardo di rabbia ostentata. Per due anni sono stati una coppia perfetta. Ma a quei due anni ne sono seguiti tredici di crisi, recriminazioni, occasionali tradimenti e aspettative in continuo calo. E nonostante abbiano da tempo abbandonato l’idea di essere una coppia normale con un futuro normale, si ritrovano ancora nel loro locale preferito e si raccontano tutto; a volte vanno pure a letto insieme e, contro ogni logica, sono diventati ottimi amici. Periodicamente sentono il bisogno di parlare, di aggiornarsi sulla rispettiva situazione. Ormai vicino ai quaranta, George sente che il suo mondo sta pian piano perdendo colore. Ha superato l’età in cui può aspettarsi con una sufficiente dose di ragionevolezza di innamorarsi follemente e formare una famiglia, oppure partire alla conquista del mondo, oppure trovare qualcosa di inatteso che gli stravolgesse la quotidianità. Non avrebbe mai parlato con nessuno di queste sensazioni, nemmeno a Irene. Arrivato al Jack Crow Bar, George spinge la porta in vetro smerigliato e va dritto al solito posto. Solo dopo alcuni istanti si rende conto di essere passato di fianco a Liana Decter, quella Liana Decter, seduta all’angolo del bancone…

Il lungo inganno è il primo romanzo pubblicato in Italia di Peter Swanson, autore ancora poco conosciuto ma dalle capacità trasversali se consideriamo che il suo prossimo lavoro sarà una silloge di sonetti dedicati ai capolavori di Hitchcock. Il titolo originale The Girl with a Clock for a Heart mette meglio in evidenza il motivo trainante di questo giallo, la femme fatale Liana Decter, vecchio amore di gioventù mai dimenticato dal protagonista George Foss, che riuscirà a imbrigliare il pover’uomo – volutamente descritto come fin troppo “medio” e un po’ sfigato – in una trama che riserva omicidi reali e apparenti, somme di denaro da restituire a chi sarebbe stato meglio non sottrarle e curve sempre messe al punto giusto. L’autore è abile nel costruire una storia che – complice uno stile semplice, essenziale – scorre bene e alterna sapientemente momenti di mistero e suspense ad altri in cui al lettore è consentito anticipare le mosse del protagonista e renderlo una figura in cui identificarsi, da guidare nelle maglie della perversa ragnatela costruita dalla sua complice e nemica. Tuttavia, come spesso capita, in uno dei pregi di un romanzo comunque godibile sta anche il suo maggior difetto: Il lungo inganno manca di quel guizzo che può determinare la scelta di puntare su Peter Swanson piuttosto che sugli altri, sempre più numerosi e convenzionali, giallisti americani o scandinavi che siano, e che affollano, in ogni mese dell’anno, le librerie.