Salta al contenuto principale

Il mandante

Genova, 1950. Il commissario Damiano Flexi Gerardi si è lasciato alle spalle la costa sarda, e con essa una serie di piccoli furti e indagini da poco conto, per giunta ostacolate dalla scarsa collaborazione locale. Ciò che l’ha trattenuto fino a quel momento è stata la presenza di Agnese, sua vecchia amica, che la guerra però si è portata via. A Genova lo accolgono il fratello Vincenzo e la cognata Angela, con i loro due teneri figli, Isabella e Pietro, mentre al commissariato di Prè (il quartiere di Genova in cui presterà servizio) lo attende l’ispettore Silvio Marceddu, e nel giro di poco anche il cadavere di un sarto, Ermete Cicala. La prima ad essere interrogata è la sua vicina di pianerottolo, una signora anziana e magrolina, che però inaspettatamente aveva già sporto denuncia qualche giorno prima al vicecommissario di questura, ed è stata ignorata. Durante la prima perquisizione nell’appartamento della vittima l’attenzione del commissario cade su alcuni biglietti ferroviari Genova-Torino e sulla fotografia di una bambina piccola vestita da prima comunione. Stando alle parole della vicina, di Ermete si sa che era un uomo tranquillo, riservato, e che una volta al mese, di domenica, si vestiva elegantemente e usciva di casa al mattino, per poi tornare in orario serale. Presto la polizia deve fare i conti con un secondo cadavere: Margherita Papi, detta Margò, donna che gestiva una casa chiusa, e che aveva un legame particolare con una persona vicina al commissario. Intanto Elsa e Gustav, due giovani fratelli, percorrono faticosi chilometri per raggiungere la città portale di Genova dalla Germania, loro paese d’origine, con nomi e identità fittizie…

Genova, una città da ricostruire che porta con sé ancora i segni vividi della guerra, fa da sfondo al nuovo romanzo di Maria Teresa Valle, autrice di gialli pubblicati tutti con la storica casa editrice genovese Fratelli Frilli. La vicenda del romanzo prende piede dal commissario Damiano Flexi Gerardi (soprannominato “Il Becchino” per via del suo outfit completamente nero e l’aria lugubre, solenne) e dal suo ritorno a Genova dopo tanto tempo. Il mandante incrocia così due storie, per poi farle confluire in una sola: la prima segue le indagini del Becchino, la seconda invece segue l’approdo a Genova di due giovani ragazzi tedeschi, di cui si sa poco o nulla. Damiano, insieme al fedele e cauto ispettore Silvio Marceddu e all’odioso vicecommissario Alfiero Bonvicini, ha a che fare con vittime dall’aspetto ordinario (come il sarto, persona onestissima secondo i più) e con scomparse inspiegabili, tra cui quella della tenutaria Margherita Papi e quella di un giovane collaboratore che passava informazioni alla polizia dai sobborghi e dalle zone d’ombra della città. Da aggiungere che il commissario è fortemente turbato da una donna che non potrà mai sedurre, una sorta di amore-tabù che rende tutto ancora più difficile. Il romanzo è diviso in piccoli capitoli, in tutto quarantasette, e il ritmo è in crescendo, aumenta la tensione e il mistero pagina dopo pagina. Le persone infatti continuano a scomparire, e un filo invisibile e incomprensibile le lega più di quanto non sembri in un primo momento. Toccherà quindi al Becchino, nella sua prima indagine genovese, fare luce su questi eventi scabrosi e immergersi a pieno in questo clima funereo.