Il mare è rotondo

Il mare è rotondo

L’Italia era lì: dal gommone tutti potevano vederla dopo appena un’ora e mezza di traversata. Ma al momento di saltare in acqua per raggiungerla con poche bracciate Ujkan, semplicemente, non se la sente. È così che si guadagna un nuovo soprannome “il Nuotatore”, dopo “il Greco”, il “Turista”, “il Missionario”... uno per ogni tentativo (andato a vuoto) di raggiungere l’Italia. Questa, finalmente, sembrerebbe la volta buona: un contratto di lavoro, i documenti in regola, buoni contatti. Eppure Ujkan sembra affetto dalla “sindrome del mare rotondo”, come dice Sulejman, il suo amico scrittore, quindi chissà se in Italia ci arriverà mai. Nel poco tempo che lo separa dalla partenza, a Ujkan ne capitano di tutti i colori. Per prima cosa si innamora di una ragazza, Irena, che non vuole saperne di lui e che non vuole saperne di aprirsi con lui. “Il no è un prodotto valido che non bisogna sottovalutare” diceva l’oratore del corso per venditori, così Ujkan insiste. E insiste, e insiste e a volte finisce con una sassata, a volte con una scopata. Poi, che dall’Albania parta o che non parta, tanto vale guadagnare qualcosa, dice Sulejman, e in questo momento gli affari si fanno con la compravendita del ferro. In effetti i soldi arrivano – non senza qualche rogna con gli tzigani. Quella che dovrebbe essere una normale quotidianità scandita da partite al biliardo con Gjokë, un lavoro dal benzinaio e pranzi di famiglia diventa un imprevedibile susseguirsi di notti in bianco, minacce e botte, improbabili iniziative e notizie inattese... Ujkan continua a sognare l’Italia e il più bel matrimonio del bajrak e per farcela – e ce la farà, perché lo ha promesso a Irena e un uomo mantiene sempre la sua besë – è disposto ad inventarsi veramente qualunque cosa...

Dopo Dal tuo terrazzo si vede casa mia, raccolta di racconti selezionata nella dozzina del Premio Strega 2018, Il mare è rotondo è il primo romanzo di Elvis Malaj. Un romanzo che ha molto in comune con i racconti: i brevi capitoli formano quello che l’autore stesso definisce un “mosaico”, fatto di tasselli collegati ma quasi indipendenti. La storia ha, così, la possibilità di ampliarsi ed evolversi senza perdere quella che è forse una delle caratteristiche più interessanti dello stile di Malaj, sia nei singoli episodi che nel romanzo in generale: il gusto per le situazioni sorprendenti, il loro rapido e imprevedibile sviluppo fino a un finale inatteso. Malaj sa creare immagini e momenti che si imprimono nella memoria con uno stile immediato e coinvolgente, trascinando chi legge in un mondo che sembra contemporaneo e al tempo stesso remoto, che alterna azione e “romanzo nel romanzo” (Sulejman è l’autore de Il mare è rotondo ed è in cerca di ispirazione per una nuova storia che trova, manco a dirlo, proprio nella donna inseguita e idolatrata da Ujkan); l’attualità del tema dell’emigrazione e le tradizioni di un’Albania più evocata che reale. In parte mitigato dall’ambientazione realistica, in parte accentuato dal contesto “esotico” e dalle vite in buona parte “irregolari” dei protagonisti, un certo senso dell’assurdo rimane ben presente in tutto il libro, dando leggerezza e slancio a una storia che non rinuncia completamente a mettere i protagonisti di fronte a temi più ampi e a se stessi. Il risultato è straniante, ma vivido e divertente.

LEGGI L’INTERVISTA A ELVIS MALAJ



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