Salta al contenuto principale

Il medesimo mondo

Un tempo i Virno erano proprietari terrieri, coltivavano tabacco. Pietro Virno era stato l’ultimo a possedere la terra. Sua figlia Giovanna, nonostante il parere del padre aveva sposato Mino, non “uno con la terra”, un falegname. Tempo di dimenticare: l’epoca della terra era finita. Giovanna e Mino generano Carlo, Angelo, Caterina, Maria. Mino ha quattro figli, perciò non viene spedito al fronte. È il dopoguerra, il 1946 o il 1947, della fortuna dei Virno rimane una casa su una strada statale. Mino si ammala di tifo, Giovanna dà alla luce Paolo. Mino guarisce, deve recarsi in città per una visita di controllo accompagnato da Giovanna. Carlo è in città, le ragazze a scuola. Angelo rimane da solo con il fratellino Paolo. Angelo ha dodici anni, non va a scuola, parla male l’italiano e anche il dialetto. Non vuole essere falegname come il padre. Cosa vuole Angelo? “Guidare l’auto del medico” sulla statale che taglia i campi un tempo appartenuti alla famiglia, prima che il nonno si indebitasse e perdesse la sua fortuna ai tempi del fascismo. Cosa sarà Angelo? “[…] non sarà prete né carabiniere: è l’uomo nuovo, che non teme di essere incapace. Benvenuto, Angelo!”. Angelo indossa in casa i vestiti del giorno di festa, quelli che vorrebbe indossare per andare a ballare e per avvicinare le ragazze. Anche per questo spera di crescere in fretta. Prende una bottiglia di vino, la trangugia spavaldo. Paolo si è appena svegliato, Angelo ne percepisce il mugolio. Il ragazzo solleva il fratellino e lo porta in terrazza, lo stringe per i piccoli polsi e inizia a girare. Girano e ridono, i fratelli, fin quando Angelo non si accorge di avere le mani ormai libere. Quattro metri più in basso, attraverso la ringhiera, intravede il corpo di Paolo...

Alla base de Il medesimo mondo vi sono le ricerche sull’emigrazione italiana nel dopoguerra condotte alla fine degli anni Novanta dall’autrice Sabrina Ragucci assieme allo scrittore Giorgio Falco – i due collaborano da tempo con successo: ricordiamo tra le loro pubblicazioni Condominio oltremare (L’Orma, 2014) e il recentissimo Flashover (Einaudi, 2020). La Ragucci riversa questa esperienza – in particolare la storia di un uomo emigrato negli anni Cinquanta – in questo suo esordio narrativo, un romanzo a metà tra spaccato storico-sociale e saga familiare che punta la lente d’ingrandimento sulla famiglia dei Mogliano. Una storia che si dirama in due mondi – due volti – dell’Europa postbellica, Italia e Germania. In quest’ultima, negli anni del boom economico, deciderà di emigrare Angelo Mogliano. Nato negli anni Trenta, Angelo è la nuova generazione, “l’uomo nuovo”, interessato solo alla “lingua del denaro”, estraneo alle sue radici ed incapace di raccoglierne il lascito se non nella forma di un’atavica e inconscia paura del crollo. Finita l’epoca della terra, altrove è il successo, altrove è la possibilità di riscatto. Ma è un altrove che non fa che acuire l’estraneità e il fallimento, che incalza al silenziamento della parte più umana a favore del compromesso, della sopraffazione, della sopravvivenza. “Qui qualcuno ha insegnato loro a contenere la realtà in una cornice di finzione. Chi è stato? La famiglia? La nazione? Il passato? Bisogna andare avanti”. Andare avanti, questo fanno i Mogliano, verso un destino che sembra non contemplare un reale riscatto per i vinti. I mondi che abitano non sono così diversi, le medesime dinamiche si ripeteranno, ancora e ancora, tra Lichblau, Milano e Monaco. Una fabbrica dopo l’altra, un rapporto dopo l’altro – tra Angelo e la prima moglie Teresa, poi tra Angelo e la seconda moglie Lia, infine con Roberta, figlia di Angelo, la terza generazione, “impacchettata” e spedita in Italia dai parenti di Angelo e poi in collegio, segnata dalla menomazione fisica ma soprattutto dall’eredità di una durezza subita e scritta nel sangue, una sterilità affettiva che è “il suo unico e vero inguaribile lato deforme”. Una famiglia che rimane un contenitore arido e disfunzionale, ovunque essa si trovi. Non amore: avvenire. Non affetto: utilità. Efficace e peculiare la cifra stilistica della Ragucci, artista visiva, insegnante di Storia dell’Arte e fotografia, scrittrice e critica che da sempre ricerca nei suoi lavori un’originale unione di immagine e scrittura. Ne Il medesimo mondo è quest’ultima, declinata principalmente al presente, a seguire in maniera quasi cinematografica i personaggi. Pennellate puntuali, asciutte e un lucido sguardo sulla realtà, reso ancora più acuto da una voce fuoricampo che si rivolge agli stessi protagonisti o si tramuta in corale, spesso ironica e amara contemplazione – “Nel denaro è riposta la speranza”, domanda la voce, “affinché i poveri giungano a se stessi?”.