Salta al contenuto principale

Il mio nome a memoria

Il mio nome a memoria

È il 16 dicembre 1811. A Rotterdam è ancora notte, ma Hartog, figlio di Alexander, è già sveglio. Lui è ebreo, ha gli occhi chiari ed è minuto. Guarda le finestre gelate, osserva la moglie Mietje che dorme e pensa alla giornata che lo aspetta. Da dopo l’editto francese emanato da Luigi Bonaparte anche gli ebrei di Rotterdam possono finalmente scegliersi un cognome; fino ad allora erano registrati con il loro nome di battesimo e quello del padre. Adesso le cose sono cambiate ed è arrivato il giorno per Hartog di scegliersi un nome nuovo e di fondare la sua discendenza. Niente di più difficile per lui che sente tutto il peso della responsabilità della scelta che deve compiere. Ne ha discusso nei giorni passati con la moglie e i cinque figlioletti, alcuni suoi amici si sono battezzati com nomi di animali o di ortaggi, ma, benché sia l’ora di incamminarsi verso il municipio, Hartog non ha ancora preso una decisione. Mentre si trova nella sala d’aspetto, improvvisamente sa cosa dovrà dire, finalmente conosce il cognome che contraddistinguerà la sua famiglia e le generazioni che verranno e, davanti al sindaco della città, pronuncia: Van Straaten…

Giorgio Van Straten è il pro-pro-pro-pro nipote di quell’Hartog che fondò, scegliendosi un nome, una nuova stirpe. L’autore di Il mio nome a memoria ripercorre la storia dei suoi antenati, dal momento in cui la scelta di un cognome sancisce la nascita istituzionale della famiglia, fino alla metà del secolo scorso. La complessità del lavoro di recupero di dati e informazioni che l’autore ha compiuto ci viene narrata tra un capitolo e l’altro, quando ci aiuta a tenere le fila degli avvenimenti e quando esplicita le lacune che ci sono nella storia. Van Straten paragona il suo lavoro a quello di un pittore che sta restaurando una tela: ci sono, nei quadri come nelle storie, delle parti distrutte e impossibili da conoscere, e allora spetta al restauratore colmare quel vuoto, colorare la tela rovinata e inventare una storia che possa spiegare passaggi di un passato che non si può recuperare. Ed è quello che fa l’autore di questo romanzo quando non ha il materiale necessario per la ricostruzione gli eventi. Vincitore di numerosi premi nel 2000, Il mio nome a memoria esce dopo vent’anni con una nuova edizione. Con una scrittura composta ed elegante, e una narrazione calda e avvolgente, il romanzo di Van Straten ci fa viaggiare tra epoche e continenti diversi, alla scoperta di vite ed esistenze lontane. Quello che diamo per scontato tutti i giorni, il nostro nome, diventa in questo romanzo simbolo di conquista, origine di un’esistenza e di una discendenza, identità e storia.