Il mistero della donna tatuata

Il mistero della donna tatuata

Tokyo, un anno dopo la fine della Seconda guerra mondiale, è ancora irriconoscibile a causa dei bombardamenti. Nella facoltà di medicina dell’università, il Professor Hayakawa, un uomo sulla quarantina ossessionato dagli irezumi, (i tatuaggi), si occupa di un museo in cui vengono conservati lembi di pelle tatuati. È una sera di inizio agosto quando Hayakawa si reca nel bar gestito da Kinue, sua vecchia conoscenza e attuale amante di suo nipote. La particolarità di Kinue è che possiede il corpo tatuato, pratica non certo usuale tra le donne giapponesi degli anni ’40, ma d’altra parte lei è una dei figli del maestro tatuatore Hori’yasu, l’unica in vita. Ecco perché il tatuaggio dell’Orochimaru, lo stregone con il serpente gigante, acquista un valore inestimabile agli occhi del professore, ed è per questo che si reca da Kinue quella sera, spinto dal desiderio non solo di poter vedere il capolavoro inciso sulla schiena della donna, ma di poterlo asportare una volta che sarà morta, per aggiungerlo alla sua collezione. Inoltre, Hayakawa la invita a partecipare ad un concorso di irezumi che lo ospiterà come giudice. La sera del concorso Kinue conosce Kenzo, un medico affetto da bipolarismo che resta affascinato e intimorito dalla donna tatuata, con il quale passerà la notte. Qualche giorno dopo Kenzo riceve una lettera da Kinue nella quale gli dice che ha paura di essere uccisa e lo invita l’indomani mattina alle 9 a casa sua. Recatosi lì, trova chiuso da dentro in una stanza il cadavere di Kinue fatto a pezzi e senza il torso...

Uscito per la prima volta nel 1948, Il mistero della donna tatuata è il primo romanzo di Akimitsu Takagi, il primo ad essere tradotto in Italia ed anche il primo della serie che vede impegnato nelle indagini il detective Komizu. Maestro di polizieschi e di romanzi mistery giapponesi, Takagi ci regala un piccolo capolavoro. Il contesto in cui si muovono le indagini è quello di una Tokyo ferita dai bombardamenti: ci sono palazzi distrutti, corpi dispersi, povertà. La follia della guerra è ancora viva nella mente di chi l’ha vissuta, eppure un nuovo dramma si staglia a ricordare ai protagonisti che non c’è fine all’orrore. Un omicidio violentissimo e macabro, un corpo smembrato – non da un’impersonale e asettica deflagrazione, ma da mani concrete e vicine – riporta i personaggi alla realtà del mondo post-bellico. Tema cardine della vicenda è l’universo degli irezumi, dei tatuaggi: vengono presentati come una forma d’arte alta e raffinata, ma allo stesso tempo sono simbolo di trasgressione, soprattutto se presenti sul corpo di una donna. Eppure, Kinue lo esibisce senza vergogna, nonostante debba scontrarsi con il costante giudizio di chi ancora in Giappone la ritenga una pratica che non si addice alle persone per bene. Il realismo schietto delle descrizioni degli ambienti fisici e sociali, si sposa perfettamente con il fascino dei miti e delle leggende giapponesi, così anche questo omicidio crudo e reale, si iscrive in un’aura quasi magica: è la maledizione incisa sulla pelle dei figli da Hori’yasu ad aver determinato gli eventi, o l’omicidio è il mero frutto di una mente criminale? Uno stile asciutto e lineare, che regala alla trama, nel suo perfetto intrico, una scorrevolezza degna di un maestro come Takagi.



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