Il paese degli altri

Il paese degli altri

È un giorno di aprile del 1947 e Mathilde è da poco arrivata in Marocco, nella città di Meknes. Assieme al marito Amin va a visitare la fattoria di famiglia. “Troppo lontana, anzi piuttosto isolata questa fattoria”, pensa Mathilde tra sé e sé, preoccupata per le difficoltà legate al percorso obbligato per raggiungere quel luogo. Lei e Amin non hanno l’automobile e i venticinque chilometri di distanza tra la casa di città dove Mathilde vive con la famiglia di lui e la fattoria li hanno percorsi su un calesse guidato da uno zingaro. Amin non fa caso alla scomodità del sedile di legno né alla polvere sollevata dagli zoccoli del mulo, che provoca tosse alla moglie. L’uomo non ha occhi che per il paesaggio ed è impaziente di prendere possesso delle terre lasciate loro in eredità. Il suocero ha lavorato come traduttore nell’esercito coloniale e ha faticato duro per acquistare quegli ettari di terreno ricoperti di sassi che ora Mathilde guarda con sospetto. È incinta di due mesi e non riesce ad emozionarsi alla vista dei campi ricoperti di calendule, di malva e di borragine. Né guarda con emozione gli steli dei girasoli ondeggiare al vento fresco. Da una parte e dall’altra della strada si trovano le proprietà dei coloni francesi che hanno combattuto in Algeria, uomini cui le autorità hanno concesso i terreni migliori e gli appezzamenti più grandi. Il paesaggio, di una bellezza tranquilla, ricorda a Mathilde un’incisione appesa sopra il pianoforte, in casa del suo professore di musica a Mulhouse. Il ricordo si sovrappone alle parole dell’insegnante riguardo al paesaggio riprodotto nell’opera: “Si trova in Toscana, signorina. Forse un giorno, lei andrà in Italia”...

Con pacato realismo e puntuale caratterizzazione dei personaggi, la scrittrice franco-marocchina Leïla Slimani affronta il tema dell’occupazione coloniale francese nel Maghreb all’inizio del Novecento e riporta nella struttura romanzesca talune vicende attinte dai racconti di componenti la propria famiglia d’origine. La figura della protagonista Mathilde, la giovane alsaziana sposa al marocchino Amin conosciuto in Francia durante la Seconda guerra mondiale, ricalca difatti la personalità della nonna materna della scrittrice. L’intera narrazione – facente parte di una trilogia ancora tutta da completare – è dedicata alla rappresentazione dei contrasti tra la cultura francese della quale è intrisa la personalità di Mathilde e le tradizioni marocchine che imperano nel luogo dove la coppia ha deciso di stabilirsi, la cittadina di Meknes. Sono gli ultimi anni della colonizzazione francese e la segregazione tra occupanti e nativi è rigidissima, i conflitti di carattere nazionalistico e politico sono solo apparentemente risolti. Tra i marocchini serpeggia l’odio verso i francesi che sin dal 1912 di fatto dominano il Paese attraverso il meccanismo del “protettorato” mentre gli stranieri disprezzano gli arabi, le loro abitudini, la loro presunta “inciviltà” e guardano con sospetto la giovane francese sposata ad un appartenente la popolazione sottomessa. La coppia dunque non viene accolta con simpatia dalla società locale e anzi alle difficoltà iniziali derivanti soprattutto dallo spirito indipendente di Mathilde, figlia della Francia atea e libertaria, si aggiungono gli equivoci tipici di tutte le coppie durante i primi anni di matrimonio. Il non capirsi, il rimpiangere il luogo di origine, l’intestardirsi nel voler applicare le tradizioni della propria famiglia anziché quelle in uso nel luogo di residenza sono i fattori di contrasto tra Amin e Mathilde, due giovani diversi per colore di pelle e cultura che nel conflitto manifestano le problematiche ricorrenti nelle coppie miste di età contemporanea. In conclusione, la duplice tematica rappresentata nel romanzo – ossia quella storica dell’indipendenza del Marocco dalla dominazione straniera che fa da sfondo all’opera e quella psicologica che deriva dalle criticità della “coppia mista” – rende l’opera di particolare “spessore” per la giovane scrittrice premio Goncourt nel 2016 con il romanzo Ninna Nanna (edito in Italia dalla casa editrice Rizzoli) e nominata con giusto merito dal Presidente francese Macron ambasciatrice per la cultura francofona nel mondo.



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