Il pane del ritorno

Il pane del ritorno
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Frida ha due sorelle: Dinah e Abigail, che tutti chiamano Abbie e con cui è molto legata. Oggi è molto anziana e vive in una bella casa di riposo di Tel Aviv, in Israele, la Casa di Riposo “David Ben Gurion”. I passatempi non mancano ma quello preferito da Fridele è raccontare a tutti del suo passato. A differenza sua, gli altri ospiti non hanno piacere a ricordare il loro traumatico vissuto. Questo perché la maggior parte di loro sono tutti sopravvissuti della Shoah, provenienti dall’Europa. Le sorelle Blumberg sono giunte in Terra Promessa, invece, dalla parte opposta: da est. Aaliyah non così terribile, ma non meno avventurosa. Orfane da piccole in Uzbekistan, vengono adottate dal ricco mercante di gioielli e stoffe preziose Asherov che commercia con Merv e Bukhara. La vita a casa di Asherov scorre nella spensieratezza e nell’agiatezza fino a quando anche nell’est gli ebrei iniziano a essere perseguitati e vittime di pogrom. Inizia così una lunga fuga che li porterà a peregrinare per anni attraverso l’Afghanistan, l’India, l’Iran per poi finalmente giungere nel campo di raccolta di profughi di Atlit, in Israele. Dopo Gerusalemme e Tel Aviv le peregrinazioni non sono finite comunque e Frida arriverà anche in Italia, a Milano, con il marito…

Franca Cancogni è un’autrice esordiente di novantotto anni che però respira grande letteratura praticamente da sempre. È infatti una grande traduttrice di autori celeberrimi come Joyce o Conrad e sceneggiatrice. Ha già pubblicato il romanzo storico Adua, scritto a quattro mani assieme al fratello giornalista Manlio e pubblicato con lo pseudonimo di Giuseppe Tugnoli, dopo uno smisurato lavoro di ricerca. Il pane del ritorno prende ispirazione dai racconti della nuora della Cancogni sulla sua famiglia e ci offre uno spaccato inedito riguardante una famiglia ebrea del secolo scorso. Una vicenda slegata dalla memoria della Shoah ma non meno avventurosa o drammatica. Un gioco di rimandi tra passato e presente la cui memoria si fonda non tanto sulla paura e sul terrore quanto sull’affetto della famiglia e del bene e della speranza che si può trovare sempre, anche nelle avversità. Lo stile della scrittura è raffinato e d’altri tempi, quasi come se le grandi pagine tradotte dall’autrice nel corso degli anni abbiano lasciato una traccia profonda nel suo modo di scrivere.



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