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Il paradosso del poliziotto

Il paradosso del poliziotto

Un giovane uomo è seduto al tavolo di un bar, il locale è poco affollato e la luce è scarsa. Dopo qualche minuto arriva un uomo molto più anziano di lui, si avvicina e si mette seduto allo stesso tavolo. L’uomo anziano fa il poliziotto, il più giovane fa lo scrittore. I due iniziano a parlare. Il giovane deve raccogliere informazioni per un romanzo che sta scrivendo. Il vecchio poliziotto ha fama di essere il mago degli interrogatori: chiunque gli capiti sotto tiro, riesce sempre a farlo confessare...

Gianrico Carofiglio costruisce un brevissimo testo (appena 38 pagine) molto più simile a un copione teatrale che a un racconto. Brevi descrizioni della scena e delle azioni dei personaggi interrompono di tanto in tanto le battute degli unici due personaggi protagonisti di questo dialogo. L’Uomo Anziano e l’Uomo Giovane (così vengono chiamati), dalle personalità distinte e definite, sono due facce della stessa medaglia. Il poliziotto, navigato e insolitamente colto per uno che fa il suo mestiere, e lo scrittore, ancora inesperto ma con tanta curiosità, entrambi alla ricerca della verità. Un dialogo che alla fine vede prevalere il personaggio del poliziotto, più forte e caratterizzato rispetto a quello dello scrittore. Un confronto fatto di battute serrate, con toni da film noir, che vede paradossalmente invertirsi i ruoli: il poliziotto in questo caso viene messo sotto torchio dallo scrittore, che vuole conoscere il ‘trucco’ per ottenere una confessione. Un interrogatorio che porterà alla scoperta di una verità paradossale riguardante il mestiere del poliziotto, un’apologia dell’arte di ottenere una confessione con una doppia chiave di lettura che finisce col mostrare non poche affinità con il lavoro della scrittura.

Leggi l'intervista a Gianrico Carofiglio