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Il posto

Il posto
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“Mio padre è morto. Aveva sessantasette anni e con mia madre gestiva un bar alimentari in un quartiere tranquillo”. Gli epitaffi spesso dicono, senza raccontare: le parole incise sul marmo fermano un istante lasciando scivolare via sguardi, voci. Le storie di tanti, di tutti. “Questa” storia inizia in Francia, in un paese del Pays de Caux, e si racchiude nella parabola che dal mondo contadino (intessuto di feste religiose, pulizia) conduce un uomo alle soglie dell’universo borghese: ragazzo di fattoria, militare, poi l’impiego in fabbrica e l’incontro con un’altra operaia (accusata di non sapersi rifare il letto, di essere vivace). La storia prosegue con il “salto di qualità” nel commercio perché “avevano bisogno di vivere”, dunque di rischiare, nella provincia normanna. Poi il capitolo più importante, la nascita della figlia: diventare padre e vederla allontanarsi, incarnazione dell’“altro”, dell’invidiato e temuto ceto medio. E la fine, la fine che non si può costringere in un necrologio di pochi caratteri per la stampa…

Annie Ernaux è considerata una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese: Il posto è la vicenda splendidamente scritta di un uomo semplice, comune, e delle tenaci radici destinate a sopravvivergli, a legarlo per sempre alla sua terra. Il posto è però anche la storia di una donna, figlia di gente perbene, pronta a voltarsi indietro per scorgere la strada percorsa, i passi fatti. Annie Ernaux non riflette e non elucubra: il suo racconto è essenziale, scarno. A dire di lui, del padre, sono i luoghi che lo hanno visto passare, i gesti compiuti, le scelte fatte: ogni sentimento è messo da parte per non lasciare che l’affetto e il dolore possano regalare un’immagine falsata, pietosamente in bianco e nero, imprigionata nell’eterna perfezione del ricordo. Il posto è dunque racconto biografico e tentativo di ritrovarsi: una toccante e compunta dichiarazione d’amore capace di restituire significato all’uomo della strada, ad un padre, al padre di tutti noi.