Il quaderno cancellato

Il quaderno cancellato

Tutto ha inizio con una sceneggiatura cinematografica e un copione che non avrebbe dovuto essere scritto. Amadeus è un grande copione e Pablo Betances l’ha letto almeno dieci volte, forse anche di più, con voracità, quasi divorandolo, inghiottendolo. Inizialmente era una buona opera teatrale, questo scritto di Peter Shaffer, poi è divenuto un gran copione di livello perfino superiore alla sua inziale ideazione quale opera teatrale. D’altronde lo stesso Peter Shaffer non poteva immaginare, mentre scriveva l’opera, che Miloš Forman ne avrebbe tratto un film che avrebbe riscosso un infinito successo. Pablo si interroga sulla grandezza di questo scritto e prova a dialogare in merito con Santiago Salvaterra, ma questi in risposta gli rivolge il suo solito sguardo di quando non vuole che gli si facciano domande inopportune e se ne esce dallo scantinato nel quale ha rinchiuso Pablo. Perché è qui che Pablo si trova forzatamente per volere di Santiago: in un piccolo scantinato dove ci sono solamente un materasso, un computer portatile, la discografia completa dei Beatles, un ukulele, tutte le opere di Borges e un quadro. Da qui viene spremuto fino all’osso da Salvaterra, il più grande regista cinematografico latinoamericano di tutti i tempi e costretto a sfornare uno scritto dietro l’altro…

Il quaderno cancellato è un romanzo intrigante e sorprendente che parla a suo modo di arte, di creazione, di immaginazione e di scrittura. È una grande metafora della prigionia in cui si può cadere quando il demone della vocazione e dell’arte si impossessa dell’uomo, obbligandolo a stare dietro al suo passo, a sacrificare tutto e tutti pur di strappare dal nulla una creazione da riversare sulla carta. Pablo ha, infatti, un’unica via d’uscita dalla sua prigionia: comporre un’ultima portentosa sceneggiatura che sia in grado di consacrare Salvaterra nell’olimpo del cinema. A questo compito, a questa missione Pablo si piega con scrupolo e zelo e di essa dà atto in un quaderno che tiene con sé e custodisce come un diario segreto, scrivendovi quotidianamente e cancellando poi ogni volta le parole scritte. Almeno fino a quando i rapporti tra i due uomini degenerano del tutto e Pablo sembra bloccarsi definitivamente. Questo romanzo visionario è assistito da una scrittura articolata e a tratti complessa ma sempre fruibile e piacevole. L’autore sa raccontare vicende particolari che nel complesso mettono in piedi una storia talmente strana da apparire inverosimile. Eppure il racconto si salva sempre dalla trappola dell’assurdo grazie alla forza narrativa del suo autore e alla carica umana che contraddistingue i due personaggi principali. A narrare è lo stesso Pablo, preda di un flusso di coscienza con se stesso. Il tono è familiare e la narrazione ripercorre la fisionomia dei due uomini mediante un affresco che sa immortalarli e renderli interessanti e catalizzatori delle attenzioni del lettore. Un lettore che non vede l’ora di correre appresso alle parole di questo libro sapientemente costruito e capace di suscitare sentimenti contrastanti, dal divertimento alla rabbia, e che soprattutto sa far riflettere.



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