Il quaderno rosso

Il quaderno rosso

Leyli Maal fa le pulizie negli hotel a Port de Bouc, vicino Marsiglia. Maliana di origine, è madre single di tre figli: Bamby, la maggiore, Alpha e Tidiane. Vive in un appartamento di venticinque metri quadrati in periferia arredato semplicemente e colleziona civette. Si prepara sempre con cura per andare alla FOS IMMO a chiedere un appartamento più grande, acconcia i capelli e li intreccia con perline multicolori, come faceva sua madre Marème a Ségou, vicino al fiume. Vuole fare colpo per facilitare la sua pratica, l’impiegato della FOS è sensibile alla sua bellezza. Ha scelto con cura anche le foto da portare, i figli, il divano letto, la stanza dei ragazzi piena di oggetti sparpagliati, vestiti, quaderni, libri e giocattoli, scatti della loro vita, è certa che influenzeranno il signor Pellegrin. Ha impiegato ore a fare quelle foto che sembrano improvvisate, a creare il giusto disordine, ma la sua richiesta è una delle tante e sa che bisogna aspettare. Deve lottare, ha segreti da proteggere e un quaderno rosso pieno di ricordi e di nomi troppo importanti... Francois Valioni, quarantanove anni, di Aubagne, sposato con Solène, due figli: Hugo e Mélanie. Lavora per un’importante associazione di aiuto ai migranti, la Vogelzug, ne controlla i conti e due volte l’anno va in missione in Marocco o in Tunisia. Il suo tran tran viene scosso da Bamby, dottoranda in antropologia dei flussi migratori, che lo ha contattato per la sua tesi. Senza riflettere accetta un appuntamento con lei ad un Red Corner di zona: la ragazza ha un fisico splendido, una flessuosa principessa africana con un grazioso ciondolo d’argento a forma di civetta al collo. È poco più giovane di sua figlia, ma non importa, lui si sente ancora bello, i suoi capelli brizzolati gli danno sicurezza, è pronto per un gioco erotico. Un foulard che diventa benda, il profumo di wusulan che lo inebria, improvvisamente il freddo metallo delle manette. Non può muoversi, è inerme, tende le orecchie, nessun rumore, poi un lieve dolore al polso e del liquido caldo cola sul suo braccio destro. Viene trovato morto, nella sua tasca un braccialetto rosso di plastica e sei insolite conchiglie... Il delitto, si scoprirà ben presto, ha a che fare con il complesso e opaco mondo dell’immigrazione clandestina, fra racket e organizzazioni che lucrano sulla pelle dei più sfortunati. A indagare una coppia ben assortita, il commissario Petar Velika – con parecchi anni di servizio sulle spalle – e il tenente Flores, che rimedia alla sua poca esperienza sul campo con ottime conoscenze tecnologiche e teoriche...

Il titolo originale On la trouvait plutot jolie è tratto dal primo verso della canzone Lily di Pierre Perec, del 1977, che affronta con parole chiare il problema del razzismo e dell’integrazione. Un editore nazionale, dice Bussi, ti dà libertà di scegliere i temi, anche quelli scomodi come questo. Il quaderno rosso è costruito su un alternarsi di voci narranti, giorno, notte e orari sono necessari per portare avanti la storia ed entrare nel meccanismo del romanzo. Scene e protagonisti si susseguono in quattro giorni e tre notti. Il finale sospeso ad ogni capitolo è uno strumento che invoglia a proseguire, siamo nella testa del personaggio ma non sappiamo tutto ciò che pensa, è l’autore che tira i fili del gioco, fino al twist finale. La caratteristica principale delle opere di Bussi è il viaggio, sia spaziale che mentale, e la conseguenza del viaggiare è una maggiore apertura verso il prossimo. Il fatto che lui sia professore di geografia all’Università di Rouen e specializzato in geografia elettorale lo aiuta molto. È affascinato dalla cultura popolare, canzoni, cose di uso quotidiano: i ricordi dell’autore e quelli del lettore rendono i personaggi più concreti. Mille anime colorano Marsiglia, carica di contrasti, una città dove si incontrano le esistenze di tutti coloro che ambiscono ad una vita dignitosa e legalmente riconosciuta. Seppur in modo diverso risuona Jean Claude Izzo, con la sua Marsiglia porto di sbarchi e delle operazioni dell’agenzia internazionale Frontex. Il sordido business di cui sono fatti oggetto i migranti e l’indifferenza in cui muoiono è lo sfondo di questa storia gialla. Il cinismo di questo mercato lo ritroviamo nei braccialetti colorati che i migranti portano al polso, verde, blu, rosso a seconda dei soldi pagati per il viaggio cinquemila, settemila o diecimila euro, dal colore dipende il confort del viaggio, posti e acqua da bere. Sembra di dover solo scoprire le motivazioni del delitto, ma bisognerà passare per la complessa storia di vita di Leyli un passato torbido che la unisce a Vogelzug, per constatare, la doppiezza dell’animo umano. Una Francia, come con forza sottolinea Bussi, impreparata a raccogliere i disperati in cerca di un futuro che lasciano le coste dell’Africa carichi di speranze, che li sfrutta in Africa e li umilia sul proprio territorio una volta sbarcati. Lo sguardo dell’autore verso l’immigrazione è rispettoso, comprensivo, ma scuote la nostra “tranquillité”.



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