Il ricco e il povero

Il ricco e il povero

Rudolph Jordache entra nello spogliatoio per fare la doccia, anche se non ha corso granché e non è molto sudato. A casa, d’altra parte, non c’è mai acqua calda a sufficienza, così ne approfitta per lavarsi lì al campo tutte le volte che può. La scuola è stata costruita nel 1927, quando soldi ce n’erano in abbondanza; ecco perché l’acqua calda lì non manca mai. Nello spogliatoio, Rudolph si veste in fretta ed esce, perché vuole percorrere la strada fino a casa da solo. La scuola si trova in una zona residenziale ed è circondata da casette unifamiliari, distaccate tra loro, costruite nel periodo in cui la città si stava espandendo. Con i libri sottobraccio, Rudolph percorre i marciapiedi del suo quartiere pensando che, se la guerra dovesse durare ancora un paio d’anni, lui, che presto ne compirà diciassette, potrà arruolarsi. Certo che di questo suo desiderio non ne fa cenno in casa: la madre diventerebbe isterica se solo qualcuno s’azzardasse a dire che la guerra potrebbe coinvolgere il suo figliolo prediletto. Quando arriva sulla Vanderhoff Street, dove abita insieme ai genitori e ai fratelli, vede da lontano che sua madre - una testa di capelli grigi che la fanno sembrare ben più vecchia dei suoi quarant’anni – sta dietro al banco della panetteria con uno scialle sulle spalle. Ha sempre freddo sua madre e si lamenta spesso del fatto che la bottega, che ha due ampie vetrine, non si può mai tener calda abbastanza. Rudolph entra in panetteria e, dopo aver baciato la donna, la invita a salire in casa, al piano di sopra, per preparare la cena. La sostituirà lui in negozio. La cena è l’unico pasto del giorno che riescono a consumare tutti insieme, per via dell’orario di lavoro del padre. A tavola si ritrovano, oltre ai genitori e a Rudolph, il fratello Thomas – unico biondo della famiglia a parte la madre – che ha un anno meno di lui ma è già ben più robusto, e la sorella maggiore Gretchen, che non mangia mai molto perché si preoccupa per la linea e cura molto il suo aspetto, peraltro piuttosto gradevole...

Sogni, carriere in ascesa e amare sconfitte, fortune e tragedie, matrimoni e abbandoni, agi e povertà, disperazione e forsennata ricerca della serenità. Tutto questo è racchiuso nel primo volume della saga americana dei Jordache di Irwin Shaw, pubblicato per la prima volta in Italia da Bompiani nel 1971 con il titolo Povero ricco e ora riproposto, dalla stessa casa editrice, esattamente trent’anni dopo la pubblicazione della versione tascabile del romanzo. Da questo testo nel 1977 è stata inoltre tratta una serie televisiva, intitolata Il Sogno Americano dei Jordache, trasmessa in Italia da Rai 2, protagonisti Nick Nolte all’inizio della sua carriera e Peter Strauss. Il secondo volume della saga è Mendicante ladro (Beggar Man, Thief), pubblicato nel 1977. Dettagliato e accurato ritratto dell’America e delle sue innumerevoli contraddizioni, la storia racconta le vicende dei tre fratelli Jordache – Rudolph, Gretchen e Thomas – e della loro lotta per vivere appieno la vita e sopravvivere a tutto, se stessi compresi. Istinto, bellezza e intelligenza sono rispettivamente le virtù di ciascuno dei fratelli, accomunati, nonostante i diversi destini, da devastanti sofferenze psicologiche e da un’insaziabile fame di riscatto. Shaw – piuttosto noto mentre era in vita ma inspiegabilmente trascurato e quasi completamente dimenticato dopo la morte, nonostante sei milioni di copie vendute – descrive, con una prosa asciutta e piuttosto cruda, il sogno americano da molti fortemente inseguito, e spesso perduto, all’inizio del Ventesimo secolo. Il sogno di realizzarsi e il forte desiderio di riscatto rendono il romanzo estremamente attuale, grazie anche alla presenza di personaggi – principali e secondari – descritti con estrema cura e precisione e protagonisti di diverse situazioni emblematiche e singolari. Una lettura o rilettura assolutamente consigliata e, per usare le parole di Mario Fortunato nell’introduzione alla nuova edizione del romanzo, un “esempio di come il romanzo sia tuttora l’unico strumento affidabile di conoscenza che l’umanità abbia elaborato per riuscire a comprendere qualcosa di se stessa”.



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