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Il sapore delle parole inaspettate

Il sapore delle parole inaspettate

Parigi è una città che sa cogliere i sospiri e proteggere le storie d’amore come quelle dei protagonisti: Jacques e Josephine, anziani coniugi parigini che si amano da sempre, oltre il dolore e il tempo, in una dimensione che è solo loro, unica; Irene, italiana, e suo figlio Enea che hanno bisogno di un luogo dove per ricominciare a vivere ed essere linfa l’una per l’altro e François, che non è mai riuscito ad andare oltre il suo guscio e trovare l’altro, che non è mai stato capace di amare e che non si aspetta di riuscire a farlo. Cinque destini che si incrociano in un luogo magico e coccolante, come può essere una pasticceria che è il regno di Josephine, la fonte dell’amore che accoglie e cura. Josephine va oltre il suo dolore personale e accoglie la vita, la protegge, la sostiene; è la mano che si tende per dare aiuto e dare una nuova chance a chi, come Irene, ha sofferto il vuoto e ha scelto di dare la vita e di cambiare la propria. Josephine è l’amore che sana anche la vita di François e lo aiuta ad uscire dal baratro d’indifferenza in cui è caduto. Josephine è la ragione di vita di Jacques e, quando lei muore, lui perde le parole, precipita nel vuoto della mancanza, l’orologio della sua esistenza si ferma sulle 10.30, l’ora in cui lei è scivolata via e lui ha perso l’orientamento, ha perso se stesso e naviga senza meta nella vita. Il destino li mette uno nella vita dell’altro, ognuno con il suo gruzzolo di dolore da superare, da rendere innocuo, da ammansire. Solo un miracolo può mettere a posto le cose e salvarli tutti...

Questo romanzo è uno dei finalisti dell’ultima edizione del concorso letterario IoScrittore, organizzato dal Gruppo Editoriale Mauri Spagnol. Una storia magica in una città magica. Destini che si intrecciano e che si salvano. Un’ambientazione simile a quella di libri o film come Il favoloso mondo di Amélie, la Parigi dal cuore magico e sognatore che sa fare meraviglie e genera figure femminili con poteri straordinari e capaci di dare spazio ai sogni e all’amore. Guaritrici dell’anima come Josephine che ha reso meravigliosa la vita di Jacques, di Irene ed Enea e anche di François, ma anche di tutti i clienti della pasticceria, che altrimenti sarebbero state spoglie d’amore e infelici. La scrittura è molto curata e “lavorata”, favolosa e i personaggi sono vividi e palpabili nei loro sentimenti, nelle loro emozioni e nella loro fragilità. Anche la scelta narrativa di inserire diversi tipi di testo: la lettera, il diario, la narrazione con narratore esterno e la pagina di giornale, rendono la trama movimentata e mostrano l’abilità della scrittrice di gestire la complessità narrativa che si crea nell’intrecci di tutte le storie. Un difetto? La parte in cui è Enea che scrive il diario in realtà non rispecchia l’età di chi scrive, un bimbo di dieci anni; la scrittura resta invariata anche quando è l’anziano Jacques a scrivere. In tutte quelle pagine si sente la scrittrice e la sua lingua che uniforma i testi e non corrisponde al vero narrativo. Nel complesso una storia un poco ingenua, anche se si scorgono in filigrana le indubbie capacità narrative dell’autrice.