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Il sarto di Giripul

Il sarto di Giripul
Giripul è un piccolo villaggio indiano di sole ventuno case. All’alba Janak è già dentro la sua bottega a lavorare. Il suo pensiero va a sua moglie, nella convinzione che un giorno ricambierà il suo amore. Non è solito essere lì a quell’ora, ma quel giorno deve rispondere ad un’emergenza: Janak è il sarto del villaggio, un sarto per signora, disposto anche a fare tardi pur di non tradire la fiducia delle sue clienti. La sua bottega, infatti, è sempre piena di donne che, oltre a farsi cucire un abito nuovo, desiderano sfogarsi, raccontare, condividere pensieri e sentimenti. Janak ascolta e si limita a lasciarle parlare. Il suo unico pensiero è sua moglie, di cui è pazzamente innamorato nonostante il suo carattere instabile e spesso irascibile. Ma a Giripul amare apertamente la moglie è semplicemente scandaloso. Impossibile da raccontare anche al suo miglior amico Shankan, il pescatore. A cui, invece, racconta del sogno omicida della terza moglie del capovillaggio…
Giripul è travolto e sconvolto, non è più il sonnacchioso paesino tranquillo di sempre. Segreti e misfatti sapientemente celati si confondono a strani incidenti ed inaspettati effetti di casualità. Gli ingredienti per un romanzo giallo ci sono tutti: uno sconosciuto forestiero assassinato, un misterioso ragazzo albino scomparso, tradimenti e gelosie, Janak che si trasforma in detective con l’aiuto del suo amico Shankar. Eppure Il sarto di Giripul non può definirsi né un poliziesco, né un thriller, né un giallo. Piuttosto un romanzo corale dove i personaggi, rappresentati con grande vivacità, prendono vita nonostante il contesto immutato ed immutabile, fatto di tradizioni e segrete trasgressioni, abitudini e predestinazioni, presagi e sogni. Incantano odori, sapori e colori di India che pare quasi di essere lì. Sorprende il colpo di scena finale che apre ad un possibile sequel. Non ci resta che attendere.