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Il segreto di Charlotte

È la mattina del 24 dicembre 1913 ed è anche il compleanno di Wilhelm. Tutti e sei i bambini sono attesi al gran completo per lo scambio dei regali di Natale. Anna è uscita quando era ancora buio per pattinare sul ghiaccio almeno un’ora, prima di rientrare e dare una mano in casa per il resto della giornata. E durante la sua uscita è inciampata, a causa di un ramo irrigidito dal gelo e ricoperto dalla neve, e si è strappata la gonna. Un bel danno: lo strappo parte dall’orlo ed arriva a metà polpaccio e non è sulla cucitura, maledizione, ma in mezzo al tessuto. La mamma, sempre così severa, se ne accorgerà subito e saranno guai seri. Non importa che Anna inventi scuse, la mamma è una che va a fondo in ogni cosa, senza pietà, e si arrabbia molto di più per una scusa inventata piuttosto che per qualsiasi altra colpa si tenti di tener nascosta. Più tardi, quel giorno, dopo aver festeggiato il compleanno di Wilhelm, dopo aver preparato l’albero di Natale ed essersi scambiati i doni, mentre tutti sono seduti attorno al tavolo della cucina per mangiare, Anna solleva lo sguardo dal piatto ed osserva uno dopo l’altro i fratelli ed i genitori. Sono poveri, la madre è severa ed i fratelli la fanno arrabbiare tutto il giorno. Ma lei ama tutti i componenti della sua famiglia, moltissimo, e sente che questo sarà l’ultimo Natale spensierato insieme a loro. Anche al podere dei Feltin la famiglia è riunita per la vigilia di Natale del 1913. A tavola vengono servite nove portate, tra cui aringhe, che Charlotte non ama molto ma, per non fare arrabbiare il padre, si comporta come se niente fosse. Il tavolo, ricoperto da una tovaglia di damasco ricamata a mano dalla nonna, è stato apparecchiato con un servizio di porcellana e posate di argento. Tutto trasuda ricchezza e benessere, ma il clima non è sereno. Richard, il padre di Charlotte, che tende a perdere la calma in un attimo per futili motivi e con conseguenze inquietanti, non è soddisfatto di una delle portate, ma la figlia riesce in qualche modo a deviare la sua attenzione e a riportare la serenità. L’ingresso del guardiano del podere, poi, interrompe ogni cosa: la mucca Berta è pronta per partorire ed è necessario andare ad assisterla. La nascita di un vitellino è sempre un evento speciale e Charlotte non vuole perderselo per nulla al mondo, pensa mentre segue il padre diretto alla stalla…

La storia di due donne, entrambe nate a fine ottobre 1899, due donne non convenzionali, due donne tenaci, che attraversano l’orrore e le brutture di due guerre, che conducono due esistenze parallele, tanto diverse quanto simili e che si incontrano per la prima volta in una Berlino ferita a morte e divisa e si riconoscono. Questa è la storia narrata da Katharina Fuchs ed è la storia delle sue nonne, le madri dei suoi genitori Gisela e Felix. Attraverso le vicende delle due protagoniste, la Fuchs ritrae la società tedesca dal 1914 al 1953, sconvolta da due conflitti mondiali destinati a stravolgere il mondo ed il destino di Anna e Charlotte. Figlia di un modesto fabbro la prima, con il sogno di diventare apprendista sarta; figlia unica di un ricco imprenditore agricolo e proprietario terriero la seconda, destinata ad ereditare l’attività di famiglia. Due viaggi diversi, quindi, per due ragazzine destinate però a scontrarsi presto e allo stesso modo con i tormenti dell’amore ed il senso del dovere, con il rimpianto, il sacrificio, il dolore e la rinuncia. I loro percorsi di vita saranno distinti ma simili sotto molti aspetti, contrassegnati dalla sofferenza e dalla perdita, ma anche da un incredibile coraggio. E quando, ormai adulte, le due donne si incontreranno in modo inaspettato, ad unirle sarà soprattutto la consapevolezza di aver condiviso lo stesso immenso dolore. Un percorso articolato, quindi, espresso con una prosa fluida e corretta, ma che trasuda poca empatia, rimane un po’ asettica e non riesce a trasmettere appieno la sofferenza di una vita, anzi ben più di una, segnata in maniera profonda da due conflitti mondiali e dai problemi ad essi legati. Il coraggio di due donne che hanno perso tutto, tranne la forza di ricominciare e la speranza di riuscirci, non arriva al lettore con la sua carica di potenza. Ed è un vero peccato.