Il sole in testa

Il sole in testa

Una mattina come tante. La baracca di lamiera già bolle. Si va prima da Vitim, poi da Poca Telha e quindi nella tana di Tico e Teco. Serve un po’ d’erba per godersi al meglio la giornata in spiaggia. La polizia però si mette di mezzo. La situazione degenera e Luiz rimane sul selciato senza vita. Le strade di Gavea, favela a sud, sono invece più tranquille di quelle della zona nord-ovest, a Baixada. Si può perfino giocare a fissare i suoi abitanti e indovinarne i nomi. Può capitare che comunque anche qualcuno con la faccia da Mario possa tirare fuori una pistola, infastidito dagli sguardi indiscreti. Meglio premunirsi quindi a propria volta con un’arma da fuoco. Nella favela i passatempi non sono molti. Sfogliare un fotoromanzo porno con gli amici o magari giocare e fantasticare con la rivoltella trovata in camera dei genitori di Paulo. Breno ha nove anni e guardando le farfalle sogna un giorno di diventare un pilota e volare, ma nella favela nessuno nasce farfalla. Da quando Rocinha è invasa dalle forze della Unidade de Policia Pacificadora è difficile trovare erba buona perché si arrischiano a spacciare solo i bambini di otto anni. Andrè non sopporta il nome della sua scuola, Antonio Austrogesilo, però si è già fatto un nome facendo a pugni con quelli della Getulio. Seu Matias è un non vedente dalla nascita. Non ha mai potuto vedere né le armi né il mare né le belle ragazze in bikini sulla spiaggia. Seu Matias va dove vuole però, sente tutto e parla. Parla soprattutto sugli autobus e tocca il cuore delle persone…

Geovani Martins è un giovane scrittore carioca classe 1991 che è cresciuto con la madre a Vidigal, un quartiere povero nell’area sud di Rio di Janeiro. Ha abbandonato la scuola molto presto e si è subito dato da fare con tanti lavoretti prima di essere scoperto da Chico Buarque al Flup, il festival letterario delle favelas di Rio. Il sole in testa è il suo primo libro ed è una raccolta di racconti tutti ambientati nella baraccopoli più grande del mondo, Rocinha. Dei flash di grande crudezza della sopravvivenza in uno dei luoghi più pericolosi del pianeta, flagellata dalla guerra fra gang e dalla spietatezza e l’efferatezza delle forze dell’ordine. Diapositive anche di speranza però, di uomini e donne che non vogliono arrendersi e tentano di preservare quel poco di bellezza che la loro sfortunata esistenza ha riservato loro. Echi di Tarantino, Pasolini e Amado si mescolano in uno stile immediato, caratterizzato da uno slang di strada senza fronzoli. Peccato per il senso di déjà-vu che si avverte pagina dopo pagina, sia per i grandi punti di riferimento del giovane scrittore sia per i temi trattati, un po’ troppo inflazionati ultimamente.

LEGGI L’INTERVISTA A GEOVANI MARTINS



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