Il sussurro delle api

Il sussurro delle api

“Sono venuta a cercarlo”, sono le prime parole di nana Reja dopo anni e anni di inamovibile silenzio, trascorsi su una sedia a dondolo fuori da una delle baracche dell’hacienda di La Amistad. Reja. L’anziana balia fa parte della famiglia Morales da tempo immemore e ha cresciuto generazioni di bambini tra le terre fertili di Linares, in Messico. Nessuno però l’aveva mai sentita parlare, né vista muoversi: non c’è abitante di Linares che ricordi il suo passato e lei è “diventata parte del paesaggio e aveva messo radici nella terra in cui si dondolava”. A smuovere il macigno davanti alla sua ostinata immobilità e al suo prolungato silenzio è il vagito di un neonato, proveniente da lontano e udibile solo a lei. Simonopio lo hanno battezzato in fretta e furia pensando che la sua vita sarebbe stata breve, a causa di quella sua inclemente malformazione alla bocca che gli avrebbe impedito di nutrirsi. A salvargli la vita è, però, la dedizione di nana Reja che lo alimenta goccia a goccia con un delizioso infuso di latte di capra e miele. Proprio il miele di quelle stesse api che accompagnano il bambino fin dal momento della sua scoperta, svolazzando costantemente intorno a lui senza mai pungerlo e provocando, insieme al suo aspetto, diffidenze e antipatie in molti. “Avvolto dal quotidiano canto delle api, immerso nel ricordo dei loro racconti” Simonopio impara a interpretare il loro inaudibile sussurro, che è insieme poesia e profezia, ma soprattutto l’inizio di un nuovo futuro per la famiglia Morales...

A raccontare questa corposa epopea famigliare è la voce narrante del più giovane membro della famiglia Morales, Francisco, l’unico in grado di capire la lingua di Simonopio, fatta di suoni indecifrabili a chiunque altro. Francisco è nato dopo Simonopio e ha trovato in lui un amico, un complice, ma soprattutto un fratello maggiore, pronto a condividere con lui avventure e innumerevoli segreti, che vengono svelati al lettore in un fiume impetuoso di narrazione. Con questo suo primo romanzo tradotto in italiano, Sofía Segovia ci riporta indietro al Messico dei primi anni del Novecento, amalgamando sapientemente storia e saga famigliare. Gli eventi del Messico di inizio secolo, come l’influenza spagnola e la rivoluzione civile, hanno un’importanza inevitabilmente centrale del romanzo, trasmettendo voluti accenni di tensione. Ma è con trasporto e calore che la Segovia, per bocca di Francisco, alleggerisce il peso degli accadimenti rendendoci partecipi dell’incredibile intuito di Simonopio, messia di presagi altrimenti impossibile da carpire. In questo fitto intrecciarsi di fatti, la narrazione risulta sempre scorrevole e fluida, ricca di descrizioni che ci portano a fotografare nei particolari luoghi e personaggi, quasi fossimo anche noi lì, tra i campi sconfinati dell’hacienda Morales, intenti a captare il profumo dei fiori d’arancio e l’impercettibile sussurrare di api particolarmente laboriose.



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