Il tempo degli stregoni

Il tempo degli stregoni

Cambridge, 18 giugno 1929. Di fronte a Bertrand Russell e a George Edward Moore, Ludwig Wittgenstein pronuncia alla fine del suo esame di abilitazione alla docenza di filosofia la frase che lo suggellerà negli annali dell’università inglese: “Non fatene un dramma, so che non lo capirete mai”. Si riferiva al suo Tractatus logico-philosophicus, l’opera che aveva curato nei dieci anni durante i quali si era prestato a svolgere il ruolo di umile maestro elementare, e che Russell e Moore, al pari convinti di trovarsi di fronte a un genio, avevano pensato di far passare per tesi di dottorato per giustificare la presenza di Wittgenstein al concorso. Quest’ultimo aveva rinunciato nel 1919 al suo vasto patrimonio a favore delle sorelle e dei fratelli, convinto di volersi guadagnare da vivere con le sue uniche forze prendendo l’abilitazione come maestro alle scuole Magistrali. Contemporaneamente alla sua comparsa a Cambridge, in Svizzera a Davos altri due studiosi che stavano scrivendo le pagine più significative della filosofia del primo Novecento si incontravano in un convegno decisivo. Erano due intellettuali di origine tedesca, Ernst Cassirer e Martin Heidegger; quest’ultimo avrebbe dovuto sedere accanto al collega, ma allo scopo di dimostrare quanto la sua filosofia si fosse allontanata dal mondo accademico decise di sistemarsi tra il pubblico. Cassirer non poté fare a meno di sospettare che fossero le sue origini ebree a infastidire Heidegger, del resto non sarebbe stata la prima volta che la sua famiglia rimaneva vittima di palesi comportamenti antisemiti, sopportati da lui e dalla moglie fin dai primi anni della Repubblica di Weimar. Le sue posizioni avverse al dilagare tra la popolazione tedesca degli ideali nazionalisti gli avevano reso difficoltoso ricevere riconoscimenti accademici indispensabili per ambire alla docenza, poi quando il posto sicuro di professore universitario era arrivato aveva finalmente trovato la stabilità emotiva per dare libero sfogo alla sua creatività negli studi. Rimaneva fuori dal convegno di Davos e da ogni possibile titolo accademico la quarta mente filosofica destinata a dare un contributo decisivo al nuovo secolo, Walter Benjamin che nel 1929 era ancora alla ricerca di una sicurezza economica e professionale, ostinato nel mettere a rischio il suo matrimonio con i continui tradimenti. Fin dal 1919 aveva cercato di affermarsi barcamenandosi tra le ambizioni alla docenza universitaria e la critica giornalistica, ma fallimento dopo fallimento aveva sempre dovuto ricorrere all’aiuto del padre o dei suoceri per assicurare una condizione dignitosa alla sua famiglia. Le difficoltà economiche avevano messo spesso in crisi anche Heidegger, nascosto nella sua abitazione a 1200 metri di altitudine nella Selva Nera, mentre Cassirer aveva sempre in qualche modo provveduto alle necessità dei suoi cari. Infine Wittgenstein, la cui determinazione nell’alternare la passione per la filosofia all’insegnamento nelle scuole elementari non si era mai esaurita. Ma al di là della loro vita privata, la grandezza dei quattro intellettuali era indiscussa già alla fine degli anni Venti…

Ne Il tempo degli stregoni Wolfram Eilenberger ricostruisce dieci anni di vita, dalla fine della Grande Guerra al tramonto degli anni Venti, dei quattro studiosi che hanno tracciato la strada alla filosofia moderna attraverso il rifiuto del vecchio modo di pensare legato al Positivismo e alla rivoluzione scientifica del Seicento e del Settecento, colpiti dalle innovative teorie di Albert Einstein. Superare il passato era l’obiettivo che accumunava Cassirer, Heidegger, Wittgenstein e Benjamin, anche se giunsero a conclusioni spesso discordanti. Se l’interesse del ricercatore ebreo per le origini e le funzioni filosofiche del linguaggio coincide con gli studi del rivale ispirato dalla solitudine della Selva Nera, la convinzione di Cassirer di una filosofia interdisciplinare è opposta alla visione di Heidegger. Anzi quest’ultimo ritiene che la sua disciplina debba rappresentare uno strumento di analisi indipendente della realtà e quindi liberarsi in particolare dal suo secolare legame con la scienza per tracciare la strada di una vita autentica, libera da falsi compromessi sociali come il matrimonio per interesse, o da ambizioni economiche e professionali come l’instancabile ricerca di una posizione accademica. Ambedue gli studiosi erano interessati al linguaggio come codice simbolico e il filosofo ebreo si spinse addirittura all’origine delle lingue moderne nella concezione di un modello comunicativo primordiale, che Cassirer finì per identificare nella mitologia antica. Per Wittgenstein, invece, è impossibile descrivere la realtà evitando affermazioni insensate, ma è proprio in una visione alterata che alla fine giunge a concepire il vero. A Russell e agli altri accademici cercò di spiegare la sua posizione attraverso la metafora della scala, che rappresenta le speculazioni filosofiche: solo gettando la scala si può vedere oltre. Nel suo pensiero si ravvisa un costante bisogno di liberarsi dall’incomunicabilità vissuta come una chiusura, per aprirsi agli altri malgrado l’estrema complessità delle sue idee; alcuni studiosi hanno ipotizzato che Wittgenstein potesse soffrire della Sindrome di Asperger. Infine Benjamin, sicuramente il meno stabile dei quattro sia a livello professionale che familiare. La sua teoria filosofica si collega fin dalla tesi di laurea alle sue aspirazioni in campo giornalistico, in una visione della critica nell’arte e nella letteratura che consenta la crescita dell’opera. Lo studioso deve arricchire l’oggetto della sua analisi, renderlo ancora più completo e articolato, artista e critico in tempi diversi lavorano in concerto per lo stesso obiettivo, lasciare una testimonianza significativa nell’opera d’arte o letteraria. Docente in alcune prestigiose università tra Canada, Stati Uniti e Inghilterra, Wolfram Eilenberger è fondatore ed editorialista di Philosophie Magazin, rivista scientifica di divulgazione popolare venduta nelle edicole che arriva a toccare le 60.000 copie a numero. Con Il tempo degli stregoni è riuscito a scrivere un saggio di altrettanto larga diffusione, alternando le vicende familiari e universitarie dei quattro protagonisti – con l’aggiunta di curiosità sulla loro vita intima come i tradimenti -, alle pagine assai più complesse in cui riassume nei tratti salienti le loro teorie filosofiche. L’interesse per la storia della filosofia tedesca contraddistingue il lavoro di Eilenberger, che ha spesso criticato il legame degli ambienti accademici con le scienze naturali e la lingua inglese. A loro volta gli studiosi universitari non hanno mancato di volgere l’indice sulla filosofia popolare, di cui Eilenberger è attualmente uno dei maggiori capostipiti con Barbara Bleisch, sull’ostinazione di questi autori a entrare nei media, nelle scuole e nei festival popolari, che ridurrebbe la pienezza del pensiero.



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