Il tempo dei lupi

Il ritorno dei lupi negli ultimi quarant’anni, dopo un lungo periodo che ha registrato la loro scomparsa, va di pari passo con l’incremento dell’area boschiva in tutta Europa (in Francia, dopo anni di oblio, il lupo è stato avvistato di nuovo nel 1992, rinsaldando antiche paure). Come è cambiata nella storia la percezione del lupo da parte dell’uomo? Quando si è cominciato ad averne paura? Tra i secoli VI e X le ampie foreste e la ricchezza di prede hanno reso la coesistenza facile, ma nei secoli successivi con la riduzione dell’habitat e la diffusione dei pascoli che portano a opere sistematiche di disboscamento, le condizioni cambiano. Gli episodi di interazione tra uomini e lupi durante le epoche passate sono riportati in larga parte in letteratura, ma tali fonti spesso si basano su storie inventate e superstizioni. I lupi certo non sono innocui, ma le esagerazioni non mancano. Tra il XV e il XIX secolo sono stati registrati in Francia circa 3 mila attacchi e 440 in Italia (specialmente contro bambini, ma la frequenza è un attacco ogni quattro anni). Le fonti che riportano tali dati sono attendibili? Tengono conto del contesto? In passato la vita all’aperto e l’invio dei bambini a sorvegliare le greggi rendevano molto più vulnerabili. Le aree rurali naturalmente le più a rischio. I lupi trovavano facilmente cibo anche nei periodi di guerra, nutrendosi dei cadaveri, fino a dissotterrare carcasse nei cimiteri. Alla luce di questo quanto ha contribuito l’immaginario a diffondere aneddoti terrificanti sui lupi? È nel Medioevo che nasce il meta-lupo, incarnazione delle paure umane e si evolve nei secoli successivi. Sta allo storico distinguere i dati reali da quelli inventati e ricostruire la storia del lupo al di là delle paure collettive…

“Scrivere una storia scritta dalla parte del lupo”, è questo l’intento di Riccardo Rao, professore associato presso l’Università di Bergamo, nel ricostruire la relazione non semplice che questo animale ha portato avanti con l’uomo. Dal mito di Ysengrin a quello di Fenrir, dall’interpretazione cristiana che assimilava i lupi agli eretici e al maligno, fino alla descrizione dantesca e alla figura di San Francesco, dal lupo di Gubbio al lupo del Gévaudan. Ripercorrendo tra realtà e leggenda in tutta Europa i passi del lupo, come Cormac d’Irlanda e il ragazzo d’Assia, senza trascurare le favolose storie sui licantropi, l’uso magico della carne di lupo e, purtroppo, le grandi cacce e l’abbattimento nei secoli che hanno portato questo bistrattato animale quasi all’estinzione. Presente anche un capitolo dedicato alla fiaba di Cappuccetto rosso e alle sue interpretazioni in chiave pedagogica. Un conflitto tra paura e tutela che permane ancora oggi (risale a gennaio 2020 il primo piano coordinato a livello nazionale per il monitoraggio del lupo dalle Alpi alla Calabria, promosso dall’ISPRA). Il saggio tratta una serie di testimonianze con cui cerca di mettere dei punti fermi in merito a quanto il lettore sa o crede di sapere sui lupi, incluse esperienze personali dell’autore. Appassionato medievalista, Rao ha all’attivo pubblicazioni dedicate alla vita comunale e alle signorie. E ha curato un volume che descrive lo sviluppo storico e archeologico dei corsi fluviali della Sesia. Il saggio I paesaggi medievali del 2015 ha ottenuto riconoscimenti come il premio CNR dedicato alla divulgazione scientifica. Nel libro Il tempo dei lupi si percepiscono la passione e il rispetto dell’autore nei confronti di queste creature, che tiene conto dell’importanza del rapporto tra l’uomo e il territorio, non sempre equilibrato. Il volume offre una ricca nota bibliografica finale, da cui trarre ulteriori spunti e letture.

 


 

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