Il tempo dell’ipocrisia

Il tempo dell’ipocrisia

Lo sguardo di Kostas è inchiodato sui passi della moglie Adriana, che cammina avanti e indietro tra le due porte dell’ospedale da circa due ore. Vorrebbe alzarsi ma gli si sono paralizzate le gambe e non riesce a muoversi dalla sedia. Finalmente la porta di sinistra si apre ed un’infermiera annuncia che è andato tutto bene: il piccolo Lambros è nato e Kostas ed Adriana sono diventati nonni. Kostas salta in piedi come una molla: le sue gambe aspettavano questa buona notizia per recuperare le forze. Tutti si precipitano verso la porta e, nell’anticamera prima della sala parto, vengono accolti dal neopapà Fanis con il piccolo Lambros tra le braccia. Adriana prende piangendo il nipotino in braccio e lo coccola un po’, poi lo passa a Kostas che trema ed ha paura che il piccolo gli scivoli dalle braccia. Aveva avuto la stessa paura con la figlia Caterina, quel fragile esserino che oggi è diventata donna e mamma ed è distesa sul letto, con l’aria stanca ma di buonumore. Il mattino successivo, sulla strada per l’ufficio, Kostas si ferma in una pasticceria per comperare una scatola di tartufi al cioccolato da offrire ai colleghi, per festeggiare il nuovo arrivato in famiglia. Certo che Lambros ha scelto un buon momento per venire al mondo, un momento di quiete che può consentire a Kostas di goderselo al meglio. Anzi, quasi quasi, dopo aver festeggiato in ufficio e ricevuto le congratulazioni del caso dai colleghi, può fare un’altra capatina in ospedale, a bordo della sua Seat, per salutare Caterina ed il piccolo. Ed è proprio lì che lo raggiunge la telefonata del vicecomandante, che gli comunica che Paris Fokidis, il magnate degli alberghi, è stato assassinato: hanno fatto esplodere la sua auto nel garage dell’hotel. Alla faccia del momento di quiete! Non c’è tempo da perdere: occorre coordinare collaboratori ed autopattuglie e richiedere anche la presenza di un artificiere…

È un uomo normale, il commissario della polizia ateniese Kostas Charitos, un uomo di cui si sa ben poco. Non si conoscono le sue origini, la sua età, il suo aspetto fisico; si sa però che è un amante del cibo e che la moglie Adriana, ottima cuoca, soddisfa appieno questa sua passione. Si sa che è da poco diventato nonno e che gli affetti familiari occupano una delle prime posizioni nella sua lista delle priorità. E si sa che il commissario è un poliziotto attento, intelligente e scrupoloso, che questa volta si trova ad affrontare un caso piuttosto complicato e delicato, anche perché “quelli che si trovano con il culo per terra vedono questi omicidi come una specie di atto di giustizia” e pertanto gli assassini sembrano godere del favore dell’opinione pubblica. Una serie di delitti apparentemente slegati uno dall’altro, rivendicati ogni volta in modo alquanto originale e puntualmente recapitati al notiziario televisivo serale da una sedicente banda dal nome improbabile. Un’indagine che porta a galla le problematiche sociali di una Grecia martoriata dalla crisi economica, tra restrizioni e difficoltà, insieme ad interessi politici internazionali. Una vera e propria partita a scacchi, in cui spesso la vittima diventa il carnefice e viceversa, a seconda del punto di vista e della prospettiva dalla quale si seguono gli avvenimenti. Una denuncia dei confronti di chi, temendo di diventare la prossima vittima appunto, si trincera dietro una vigliacca ipocrisia, quella ipocrisia che può umiliare e distruggere una vita, semplicemente calpestandola ed ignorandola. Non ci sono inseguimenti, armi, effetti speciali nel romanzo di Markaris, ma la semplice descrizione di una squadra investigativa che, seppure con pochi e datati mezzi, è ben affiatata e lavora con diligenza e scrupolo, guidata da un commissario coraggioso e giusto. Rabbia, disperazione e tanta umanità si intrecciano in una narrazione garbata e ben costruita, che vuole essere anche uno spaccato della realtà greca ed un forte invito a non voltarsi mai dall’altra parte, con indifferenza, di fronte alla prepotenza.



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