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Il tribunale degli uccelli

Il silenzio del bosco è rotto dalle grida degli uccelli mentre Allis Hagtorn incede verso la villetta di legno che sarà la sua casa nei mesi a venire. L’uomo, un quarantenne robusto dai capelli bruni. La sta aspettando in giardino. Si presenta stringendole la mano. Il suo nome è Sigurd Bagge e da subito mette in chiaro quali saranno le mansioni di Allis. La ragazza si occuperà di curare la casa e il giardino, di falciare l’erba avvizzita, sistemare i fiori e le siepi finché la moglie di Bagge non sarà tornata dal suo viaggio. Dovrà inoltre servire all’uomo tre pasti al giorno e mangerà sempre dopo di lui. Bagge non degna Allis di uno sguardo mentre la accompagna per la proprietà e le mostra il giardino. Allis nota una scala ripida che porta al fiordo, una rimessa per barche in rovina ma nessuna barca. Bagge la conduce alla sua stanza al piano di sopra. Le spiega che ogni giorno passerà la maggior parte del suo tempo nello studio e non vuole essere disturbato. Allis tenta subito di dare il meglio di sé, ma non è abituata al lavoro manuale, l’entusiasmo iniziale si spegne lasciando il posto alla fatica e al dolore. È sempre stata così, debole, senza forza di volontà. Ma finalmente lì può stare nascosta da tutto e tutti, anche se percepisce che c’è qualcosa di strano. Una coppia isolata senza automobile, una moglie assente. E Bagge tutto il giorno rinchiuso in casa, che spesso compare all’improvviso alle sue spalle. Come se non bastasse, Allis teme che l’anziana donna della drogheria del paese l’abbia riconosciuta…

Una località isolata fra boschi e fiordi, due protagonisti enigmatici, un sottile e crescente senso di disagio sono gli ingredienti del thriller psicologico firmato da Agnes Ravatn, considerata una delle voci più interessanti della letteratura norvegese contemporanea e accolta da Marsilio nella collana “Farfalle”. Ben poco accade a livello di trama ne Il tribunale degli uccelli, tutto o quasi si gioca, in modo evidente o nascosto, nell’intimo dei personaggi, a partire dalle molte tensioni che convivono nella protagonista Allis. Ex conduttrice televisiva fuggita dalle zone d’ombra del suo passato per reinventarsi come domestica di Bagge, uomo dall’identità misteriosa, umorale, rinchiuso in sé stesso, si ritroverà a poco a poco in balìa di lunghi silenzi e atteggiamenti ambigui, irresistibilmente attratta da un rapporto potenzialmente pericoloso. Aleggia su tutto lo spettro di una colpa indicibile e indefinibile. Al lettore, che pure intuisce, non è dato sapere chi o quale colpa il “tribunale” del titolo – che fa riferimento alla scena forse più suggestiva di tutto il romanzo – sia chiamato a giudicare. Muto testimone del rapporto sempre più enigmatico e fosco che si instaura tra Allis e Sigurd – la cui ambiguità sembra essere fortemente rafforzata dal leit motiv del mito norreno di Loki, dio dell’Inganno che impedisce la resurrezione del dio Baldr, che porta in scena l’eterno scontro tra bene e male, ordine e caos, verità e menzogna – è l’elemento naturale, selvaggio e suggestivo. Una natura ariosa ma anche claustrofobica, stretta tra le ripide scogliere del fiordo e la boscaglia insidiosa, che isola e respinge come in una moderna e cupa fiaba. E sappiamo che in un bosco di fiaba c’è quasi sempre, in agguato nel buio, un lupo. La lettura è rapida, la scrittura della Ravatn scorrevole e coinvolgente, e tuttavia il “terrore” promesso dalla quarta non si palesa mai davvero, le note più thriller si affievoliscono soprattutto nella seconda parte, che si colora di tinte vagamente sentimentali prima di traghettare il romanzo verso un finale in fin dei conti atteso, dagli esiti non conturbanti ma solo tiepidamente appaganti.