Il velo nero del pastore (una parabola) – Wakefield - L’ufficio informazioni

Il sagrestano della chiesa di Milford sta tirando la corda che fa suonare la campana e tiene d’occhio la porta dalla quale sta per uscire il pastore Hooper. Quando questi appare, il sagrestano nota che sul suo viso, legato all’altezza della fronte, gli pende un velo nero, che oscilla ad ogni respiro. Il velo è diviso in due lembi che gli coprono interamente il volto, ad accezione di bocca e mento, ma non gli impediscono di vedere, pur rendendo più scure le cose che gli appaiono davanti. Hooper avanza lentamente, annuendo ai parrocchiani che lo stanno attendendo e che, completamente disorientati, faticano a ricambiarne il saluto… Wakefield è nel fiore della sua vita e del suo matrimonio. La passione coniugale, che probabilmente non è mai stata troppo travolgente tra lui e sua moglie, è lentamente scivolata nell’abitudine, anche se l’uomo, forse per una certa dose di indolenza, continua ad essere fedele. Wakefield è un intellettuale, anche se la sua mente si perde in realtà in ragionamenti piuttosto strampalati, mentre la creatività non rientra certo tra le sue peculiarità. Eppure, un uomo tanto ordinario e privo di lampi di fantasia sta per compiere una delle imprese più eccentriche cui si possa pensare… Un impiegato dall’aspetto serio, con una penna dietro l’orecchio ed un paio di occhiali piuttosto bizzarri sul naso, è seduto ad una scrivania, in un ufficio. Alle pareti vi sono diversi annunci di oggetti smarriti, trovati o di cui ci si vuol sbarazzare; la stanza è immersa nel buio, a causa degli alti edifici, sul lato opposto della strada, che fanno ombra, e degli enormi fogli di carta blu e rossa che tappezzano le tre finestre dell’ufficio. L’uomo, incurante dei rumori della città, è assorto nella lettura di un volume che, per dimensioni e aspetto, sembra un registro, e solleva lo sguardo ogni qualvolta qualcuno entri nell’ufficio, avanzando le richieste più disparate: un meccanico alla ricerca di un affitto, un uomo solo in cerca di una pensione, uno scrittore all’inseguimento della sua fama perduta…

Tre racconti singolari, che hanno per protagonisti personaggi indimenticabili, le cui vicende prendono avvio da un particolare, apparentemente ininfluente, che irrompe nella loro vita senza preavviso e, magari, senza un perché. Queste sono le tre storie contenute nella raccolta pubblicata da Urban Apnea Edizioni per la collana La Bolla, tre storie di Nathaniel Hawthorne - uno dei maestri della letteratura americana, celebre soprattutto per il romanzo La lettera scarlatta, considerato uno dei massimi esponenti del dark romanticism americano - che, pur nella loro brevità, racchiudono diversi temi ed implicazioni e suscitano un senso di mistero ed indecifrabilità che porta inevitabilmente il lettore ad interrogarsi su ciò che davvero le vicende sottendono. Un pastore che separa se stesso dal mondo attraverso un velo nero - e non vengono spiegate, ma forse non sono neppure così importanti, le ragioni di tale isolamento -; un uomo che in un momento della sua vita matrimoniale, forse diventata piatta e monotona, decide di rifugiarsi in un appartamento situato a pochi passi dal suo e di sorvegliare la sua famiglia, procrastinando il momento del ritorno a casa propria; un ufficio informazioni, presieduto da un saggio impiegato, in cui ogni giorno un numero imprecisato di persone sconfitte dalla vita cerca una nuova speranza per ricominciare. Pur nella loro diversità, le tre vicende raccontano la solitudine di chi si trova a fare i conti con gli aspetti più celati di sé, dai quali si tende a fuggire nascondendosi agli altri e, soprattutto, a se stessi. Allo stesso tempo, attraverso i tre racconti, Hawthorne mostra come affermare la propria individualità sia un’impresa ardua, in quanto spesso ogni uomo rappresenta un’incognita soprattutto per sé ed è incapace di arrivare al proprio io più profondo, pur avendone gli strumenti. Ecco allora che si disvela nella sua drammaticità l’ipocrisia dell’essere umano e tutta la sua profonda fragilità.

 


 

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