Il vento idiota

Il vento idiota

Che cosa spinge un uomo a fuggire all’improvviso da New York, prendendo un autobus in piena notte durante una delle peggiori tormente di neve mai viste? Beh, innanzitutto la paura, perché se scegli di fregare un pusher del calibro di Bobby la Mazza, sparire a miglia e miglia di distanza è sicuramente l’unica ipotesi che garantisce salva la vita. Tutto sommato, poi, cos’ha da perdere? La sera del 26 gennaio 1987 Pete lascia dietro di sé gli ultimi 15 anni di vita (su 37) vissuti a New York, anni in cui ha inanellato fallimenti, scelte sbagliate, matrimoni andati a monte, lavori persi, giornate passate a recuperare le nottate di alcol e cocaina... non ha nemmeno una casa, lascia i suoi miserabili (e scarsi) oggetti in un armadietto a pagamento in Penn Station! D’altra parte, se vuole salvarsi la vita, dovrà essere una vita che merita di essere salvata, altrimenti tanto varrebbe rimanere e lasciarsi prendere da Bobby, finirla una volta per tutte. Se finora Pete si è lasciato portare alla deriva da quel vento idiota cantato da Bob Dylan, questa potrebbe essere l’occasione per cambiare rotta e provare a navigare in acque di certo sconosciute ma difficilmente peggiori di quelle in cui sta annegando. Così inizia il suo viaggio on the road verso l’ignoto: pollice in fuori, (ogni tanto) pochi spicci in tasca, notti all’addiaccio, vesciche ai piedi, pasti occasionali e innumerevoli persone, storie, esperienze di solidarietà ma anche di perfidia. Dove lo porterà questo nuovo vento, dopo più di 8.000 km e 20 Stati attraversati?

Su questo romanzo d’ispirazione autobiografica si potrebbero spendere pagine e pagine di riflessioni. Peter Kaldheim racconta sì le sue vicende personali, ma racconta anche quelle di un’America anni ’70-’80 spogliata da paillettes e colori sgargianti. Pete si interfaccia con i margini della società, con case di accoglienza e ricoveri per senzatetto, con reietti che vivono alla giornata, qualcuno “alla riscossa” come lui, qualcun altro ormai perduto. Ogni Stato attraversato dal protagonista possiede le proprie peculiarità, la propria storia, un atteggiamento sempre diverso degli abitanti, il proprio clima: contesti che cambiano miglio dopo miglio, ma sempre con uno sguardo nei bassifondi, nelle retrovie. Il minimo comune denominatore resta comunque e per tutti la cultura pop americana, con un’infinità di citazioni e riferimenti ai pilastri di quegli anni, che siano canzoni (vedi titolo del romanzo!), film, serie o programmi TV, libri (la “Bibbia” del viaggiatore on the road? Chi, se non Jack Kerouac?). In questa America caleidoscopica si inserisce la storia dell’autore, rimuginata per 29 anni, basata su aneddoti e riflessioni riportati sbrigativamente in fogli e supporti sparsi durante i mesi di viaggio, lasciati poi da parte per lungo tempo e fortunatamente rielaborati e dati alla luce oggi. Peter Kaldheim regala, così, ai lettori un’esperienza al contempo mitica e affascinante, d’altri tempi, ma anche d’ispirazione per quanti, in qualche modo e misura, hanno sentito soffiare nella loro vita lo stesso vento idiota.



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