Il Vesuvio universale

Nel 79 d.C. una violenta eruzione del Vesuvio distrugge i territori di Pompei, Ercolano e Stabia. Si tratta di quella che gli studiosi designano come la “pliniana” da Plinio il Vecchio, che trovò la morte proprio durante quell’eruzione dopo esser giunto sul posto, partito da Capo Miseno, per soccorrere dei compagni. Il nipote, Plinio il Giovane, la documenta nelle lettere a Tacito. Otto secoli di quiete - l’ultima eruzione documentata era quella delle Pomici di Avellino collocabile tra il 1880 e il 1680 a.C. - hanno compiuto il loro lavoro consegnando all’oblio il ricordo della minaccia rappresentata dal Monte Somma. Nel 79 ‘a Muntagna, indispettita, si palesa prepotentemente all’attenzione dei paesi vesuviani con fiumi di lava e fango e “primipara vetusta come le madri tardive della Bibbia, partorì il cono giovane, il Vesuvio, figlio matricida che per nascere la decapitò facendone sprofondare il cratere”. Oggi l’area vesuviana ha la più alta densità abitativa del mondo, con circa duemilacinquecento abitanti per km²: un totale di settecentomila persone vive sui generosi fianchi della montagna. È questo, più che la violenza delle manifestazioni del Vesuvio, che vive la sua natura di vulcano - ‘a muntagna sta facenno a’ muntagna, direbbe Eduardo De Filippo - a destare preoccupazione nella comunità di tecnici e scienziati. Le contraddizioni del Piano d’emergenza, approntato nel 1995 ed aggiornato l’ultima volta nel 2016, sono innumerevoli: le modalità di evacuazione, destinazioni, tempistiche, tutto è in dubbio. Gli esperti si interrogano, formulano ipotesi. Aldo Loris Fabrizi, urbanista e sodale di Marco Pannella, propone da anni di spostare gli abitanti della provincia di Napoli verso Caserta. Un’intuizione che prima di lui ebbe Carlo di Borbone allorché fece costruire la Reggia, concepita come città. Altri si mostrano preoccupati del fatto che il Piano escluda Napoli dalle zone a rischio...

Il Vesuvio universale non è opera di sola denuncia, ma racconto di tradizioni e libro di memoria affettuosa. Vivo racconto d’esistenze indissolubilmente legate al corpo sinuoso d’una montagna millenaria, generosa e prodiga, ma tutt’altro che docile e moderata. Le sarebbe sufficiente un accesso di tosse per incenerire le migliaia di case abbarbicate ai suoi fianchi. La scrittrice Maria Pace Ottieri ha il merito d’aver investito d’un fascio di luce storie dimenticate, trascurate dai racconti ufficiali dell’area vesuviana che preferiscono notoriamente insistere sugli scandali e le brutture piuttosto che puntare sulle più numerose realtà di coraggio e creatività del popolo vesuviano. Quanti conoscono la storia di Coffarelli, instancabile animatore della vita culturale dei paesi vesuviani e fondatore del Laboratorio di musica e cultura popolare? Quanti sanno degli scavi di Starza della Regina cui dal 2002 lavorano studenti e professori della facoltà di Archeologia dell’Università di Tokyo? Lavori di scavo che hanno riportato alla luce una villa romana del II secolo a.C. e che l’incuria di qualche soprintendente avrebbe consegnato alla perpetua dimenticanza. Il Vesuvio universale è testo prezioso ed essenziale per chiunque voglia accedere ad una verità più ampia e complessa di quella consegnataci dai media.

 


 

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