Il viaggiatore

Il viaggiatore

Berlino, 10 novembre 1938. È il giorno successivo alla Notte dei Cristalli. In tutta la Germania, seguendo le direttive di Goebbels, il gruppo paramilitare nazista delle SA e della gioventù hitleriana ha dato inizio alla distruzione di centinaia di sinagoghe, cimiteri, luoghi di aggregazione e negozi della comunità ebraica, procedendo con i primi arresti di massa di migliaia di giovani uomini, poi deportati nei campi di concentramento. Nel suo appartamento, il commerciante Otto Silbermann sta concludendo con un conoscente la trattativa per la compravendita della casa, in attesa che il figlio, già rifugiatosi a Parigi, riesca a ottenere un visto per lui e sua moglie. All’improvviso, alla porta si presenta un gruppetto di giovani malintenzionati. Otto riesce però a fuggire dalla porta di servizio. Inizia così la sua vita di fuggiasco senza meta. Venuto in possesso di una cospicua somma di marchi che tiene nascosti dentro una ventiquattrore, Silbermann sale su un treno diretto ad Amburgo e, dopo un primo tentativo infruttuoso di oltrepassare la frontiera belga dalla città di Aquisgrana, continua a viaggiare di città in città, passando da un treno all’altro, con la speranza che nel frattempo il figlio riesca a ottenere i documenti per l’espatrio. Ma ogni stazione e ogni persona che incontra sembrano essergli ostile, ogni incontro appare come un presagio a una tragedia più grande che sta per abbattersi sul popolo ebraico. “Cos’ero?” Si chiede. “Anzi, cosa sono? Cosa sono io in realtà? Un insulto con due gambe, che non dà a vedere di essere un insulto! Non ho più diritti, e molti fanno come se li avessi ancora solo per abitudine o per educazione.” Gli scompartimenti dei treni diventano le sue dimore temporanee, le città della Germania delle mete da raggiungere e dalle quali subito fuggire di nuovo...

La storia di questo romanzo è singolare, così come, nella tragicità, quella del suo autore, perciò è utile sintetizzarle brevemente. Ulrich Boschwitz, nato a Berlino nel 1915, lascia la Germania in seguito all’emanazione delle leggi razziali ma, nonostante le origini ebraiche, viene deportato in Australia in quanto cittadino tedesco. Muore nell’ottobre del 1942 durante l’affondamento della nave che trasportava esiliati di rientro in Europa, colpita dalla marina tedesca. Nel frattempo il romanzo è uscito in Inghilterra nel 1939 e l’anno successivo in America ma Boschwitz, durante la prigionia in Australia, rimette mano al manoscritto, affidandone una prima parte a un compagno che sta per riprendere il viaggio di ritorno in Inghilterra, perché lo consegni alla madre. Il manoscritto non arriverà mai a destinazione. Scritto a ridosso degli eventi del 1938, espressione forse del senso di impotenza provato da Boschwitz per quanto accade in patria, dopo la guerra e la scomparsa del suo autore, il manoscritto non trova un editore tedesco disposto a pubblicarlo. Nel 2015 Peter Graf viene in possesso del manoscritto che uscirà nel 2017 per la casa editrice tedesca Klett-Cotta, diventando un caso letterario i cui diritti sono stati venduti in 20 paesi. Dunque una delle prime opere letterarie a parlare dell’Olocausto, scritta a ridosso di quella famigerata Notte dei Cristalli, che cade nell’oblio, affondata proprio come il suo autore e subito dimenticata, se non fosse per l’incontro con Graf. Ma, leggendola, accompagnandoci al fuggitivo Otto Silbermann, avvertiamo tutta la tensione e l’angosciante sospensione di un tempo incerto, ma che già si comprende foriero di sviluppi tragici. Tutto sta per crollare, le case così come le persone; vediamo le facciate fintamente solide, gli stucchi integri ma, appena dietro, intuiamo la maschera di odio che sta per distruggere ogni rapporto di convivenza nel tentativo quasi riuscito di polverizzare un popolo.



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