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Il villaggio che votò la teoria della terra piatta

Il villaggio che votò la teoria della terra piatta

Huckley, piccolo paesino della campagna inglese. Un rettilineo e, inaspettatamente, la polizia. Eccesso di velocità. Un vero e proprio inganno per arricchirsi alle spalle dei malcapitati. Non è sufficiente pagare la multa per non avere problemi: i quattro amici vengono condotti in tribunale. Woodhouse, un imprenditore scaltro e con un fiuto eccezionale per gli affari giornalistici, Pallant il deputato, Ollyett il giornalista fresco di laurea ad Oxford e la voce narrante, decidono però di fargliela pagare. Attraverso il giornale della sera, The Bun, che settimanalmente pubblica le “Gitomanie”, brevi reportage di viaggio nelle zone intorno a Londra. Perché non dedicare un articolo a Huckley? O addirittura scrivere della stomatite epizootica che ha colpito le mandrie della zona? La questione arriva in parlamento, ma la vendetta non è ancora compiuta. Bisogna fare le cose per bene e ottenere una eco (anche grazie ai giornali) che distrugga completamente la credibilità dei cittadini di Huckley. L’idea arriva da una immaginaria Società Geoplanaria che sostiene, con enfasi, la tesi del terrapiattismo. Vendetta è compiuta: tutti si convincono a votare per la teoria della Terra piatta. L’intera nazione si fa beffe di Huckley e dei suoi abitanti creduloni. Ma in Parlamento la questione si fa seria...

Il quartetto di amici protagonisti del racconto è assortito efficacemente per tessere, ad ogni dialogo, le maglie di eventi che si susseguono rapidamente e che cambiano la realtà, la storia di un intero paese. Finanche a coinvolgere l’intera nazione. Da un lato ci sono le credenze (più o meno indotte) e dall’altro ci sono gli organi di stampa che non si fanno scrupolo alcuno di manipolare interi gruppi di persone. Rudyard Kipling, Premio Nobel per la letteratura nel 1907, giornalista e scrittore, rivela uno sguardo antropologico davvero interessante, affrontando con lucidità le dinamiche culturali e sociali tipiche del nostro tempo, dove l’assenza di pensiero critico lascia spazio alla mistificazione. Nessun giudizio nell’autore ma una lucida analisi che si conclude con un sorriso beffardo e con un retrogusto amaro. Il villaggio che votò la teoria della terra piatta è un racconto breve ma assai divertente, graffiante ed attuale (le fake news sono, purtroppo, un serio problema contemporaneo) poco conosciuto ma costruito con maestria per colpire, con le armi dell’ironia, il potere persuasivo della stampa. Gli eventi narrati, con uno stile brioso e accattivante, appaiono quasi irreali. Ma, spesso, la realtà, nelle sue dinamiche di comunicazione, supera la fantasia.