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Immaginari - Tre racconti cinesi

Immaginari - Tre racconti cinesi

Robert partecipa alla festa che gli amici hanno organizzato per il suo rientro dalla Cina; c’è anche Régis, che ha preso parte a quel viaggio insieme a lui. Partono le belle parole, i soliti discorsoni dopo i viaggi, ma Robert non ci sta a seguire Régis nel suo racconto falsato. Di lì, si apre un’altra atmosfera, un’altra verità, col racconto della testa decapitata della statua di Buddha all’interno di una pagoda in rovina… Siamo nella Valle delle Tredici tombe della dinastia Ming, tra stanze che si sentono ormai disabitate, spoglie dalle spoglie, con le anime ormai altrove. Quel che resta sono solo frotte di turisti indisciplinati, dalle risate sguaiate e sonore, pronti a deturpare irrispettosamente tutto quel mistero? Eppure c’è ancora qualcosa: in tutto quel passato esiste e persiste del presente…

La forza dell’acqua, dello Yangtze, nel punto in cui è caratterizzato da rapide e gole. L’acqua corre e scorre, senza fermarsi mai. Incede e mai retrocede. Il fiume è, quindi, una “coscienza liquida”, avente un’esistenza sempre fedele a sé stessa, eppure sempre nuova e rinnovata… Victor Segalen, medico e scrittore francese, arriva in Cina per la prima volta nel 1909, come allievo interprete della marina. Vi ritornerà, poi, in seguito, con un viaggio con l’amico Auguste Gilbert de Voisins verso lo Shanxi, lo Shaanxi e il Sichuan, per poi imbarcarsi su una giunca lungo il fiume Yangtze fino a Shanghai. Egli annota costantemente le sue esperienze, le sue impressioni sul Diverso, rappresentato in questo caso dalla cultura cinese. Di qui partiranno una serie di lavori letterari sulla Cina, tra cui proprio i tre racconti de “Immaginari”. Victor Segalen gioca con le carte della Realtà e della Finzione, dell’appartenenza e dell’estraneità, dell’intimità e della diversità. Gli opposti si appartengono e insieme sembrano non guardarsi mai davvero, come due facce d’una stessa medaglia. Victor Segalen prova a metterli insieme con ironia e profondità al contempo. Se le anime diverse imparano a leggersi a vicenda, se la realtà si riconosce nella finzione e viceversa, se l’invisibile sceglie di rendersi un po’ più tangibile e viceversa, allora non si può non arrivare al riflesso della Luce.