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Imperdonabili

Imperdonabili
Francis è uno scrittore di successo, entrato in crisi dopo aver visto morire in un incidente stradale la moglie e una delle due figlie. Dopo essersi trasferito con Alice - la figlia superstite - in una grande casa sull’oceano, sposa Judith, una bella e giovane immobiliarista. L’improvvisa sparizione di Alice, diventata nel frattempo un’attrice famosa, congela la sua vita, gettandolo nello sconforto. La solitudine del paesaggio, le lunghe assenze della moglie e il mistero sulla sorte della figlia peggiorano la situazione, trasformandolo in un individuo freddo e chiuso in se stesso. Le vane ricerche della polizia lo inducono ad ingaggiare Anne-Marguerite, investigatrice privata e sua coetanea, che Francis ricorda vagamente di aver conosciuto in giovinezza e forse anche amato. Ossessionato poi dall’idea che la moglie lo stia tradendo, lo scrittore paga Jérémie, il figlio di Anne-Marguerite - appena uscito di prigione dopo aver scontato una condanna per omicidio - per seguirla e spiarla, senza mai ottenere però una conferma ai suoi sospetti...
C’è un denominatore comune che attraversa da parte a parte questo libro, come un dardo dalla punta avvelenata, e la sua traiettoria lineare unisce gli uomini e le donne, imprigionandoli e consumandoli con una buona dose di cinismo. Si tratta dell’imperdonabile gesto che tutti i personaggi, nessuno escluso, hanno commesso in passato o commetteranno prima della fine di questa storia. Francis, lo scrittore che nel suo periodo di massimo successo si scopava l’editrice per compiacerla. Oppure Roger, marito di Alice, che da giovane era un drogato e un alcolizzato. E ancora Jérémie, colpevole di aver rapinato un benzinaio in pieno giorno, uccidendolo. Philippe Djian sembra volerci spiegare che gli errori fatti o in procinto d’essere commessi dai suoi personaggi non verranno mai perdonati, lasciandoci intendere che gli unici ad aver diritto ad una qualche giustificazione sono i già morti o che quelli che presto lo saranno. A quanto pare la morte è il simbolo della purezza ed una prova di ciò sembra l’incapacità per alcuni di loro di ottenerla. La costa oceanica francese, con la sua bruma e le sue tempeste, i suoi boschi e le sue scogliere, risulta essere lo sfondo ideale per cupi ragionamenti e tragici ripensamenti, Francis impersona l’icona perfetta dello scrittore tormentato dalla vita, la cui unica salvezza è l’annegamento dentro la scrittura di un nuovo romanzo, lontano da tutto e da tutti, seduto sul divano dove lo stesso Hemingway rifletteva molti anni prima. I fatti, poi, ci vengono raccontati con un’insolita tecnica narrativa, anticipandoci le conseguenze prima ancora di averci descritto l’imperdonabile gesto che le causò, confondendoci le idee, lasciandoci la netta sensazione d’aver trascurato un punto o saltato accidentalmente un paragrafo. Una volta scoperto il meccanismo, la spiacevole sensazione iniziale di ritrovarsi tra le mani un noioso trappolone psicologico scompare - come per magia.