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Incidente notturno

Incidente notturno
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All’altezza di Place des Pyramides, direzione la Concorde, un ragazzo quasi maggiorenne, a notte inoltrata, viene centrato in pieno da un’auto sbucata improvvisamente dalla nebbia. Nulla di grave: il giovane si riesce ad alzare da solo, all’inizio crede addirittura di essere illeso, ma subito dopo sente un forte dolore alla caviglia. Dalla macchina, finita contro un’arcata, scende una donna, ferita al volto. I due vengono subito accompagnati nella hall di un albergo vicino. Nello stesso istante, si palesa un uomo bruno con sigaretta in bocca, che li seguirà dall’hotel fino al pronto soccorso dell’Hôtel Dieu. I ricordi del giovane si fanno un po’ confusi. La donna gli evoca qualcosa, un ricordo antico, di quando era bambino. E poi, si accorge di essere senza una scarpa. Che fine avrà fatto la sua scarpa abbandonata sulla strada? Un’infermiera chiede loro i nomi, e così il protagonista scopre che la giovane donna con la pelliccia si chiama Jacqueline Beausergent. Le stringe la mano mentre sono sdraiati su due brande vicine. C’è ancora l’uomo bruno, che li sorveglia. Poi, il buio totale, preceduto dall’odore dell’etere. Ricordi ancora più vaghi, lungo dormiveglia. Fino a che i sensi non si fanno più acuti, piano piano il giovane riprende coscienza di sé, dello spazio e delle persone e, quando chiede all’infermiera dove si trovi ora, non vedendo accanto la donna dell’incidente, si sente rispondere “Clinica Mirabeau”... Come è giunto fino a lì? Chi l’ha portato e che fine ha fatto Jacqueline Beausergent?

Un romanzo breve ma lento, che si snoda tra i ricordi del giovane protagonista, di cui poco sappiamo e poco scopriremo, attraverso i suoi stessi sprazzi di memoria: un incidente d’auto quando era piccolo, un cane, una donna scomparsa, strane riunioni nei caffè, luoghi e strade di una Parigi nebbiosa. Il tutto, mentre si cerca di ricostruire il mistero della Fiat color verde acqua sparita nel nulla, così come dal nulla era sbucata. Non è data una visione generale, sembra quasi uno scritto fine a se stesso, come se noi lettori fossimo spettatori non invitati: si ha l’impressione di spiare dal buco della serratura, con il risultato di una parzialità e di una sorta di insoddisfazione morbosa. Il ricordo, la costruzione della propria identità che viene assemblata tra le buie vie di Parigi e attraverso i sentieri ancora più intricati della propria memoria, sono i pilastri fondamentali del romanzo e, più in generale, della produzione letteraria del premio Nobel. Scritto bene, non v’è dubbio; la tensione della macchina e della donna da ritrovare è palpabile fino al termine, tuttavia si chiude il libro con una leggera ed amara sensazione di frustrazione per tutti gli interrogativi rimasti senza risposta.