Incontro d’estate

Sua madre, la signora McNeil, e Apple, sua sorella maggiore, “sposata e tutt’altro che misteriosa”, sembrano avere per l’estate di Grady dei piani già stabiliti. La ragazza deve andare a Parigi con i genitori, per acquistare i vestiti alla moda che una giovane come lei, di famiglia importante, è tenuta a indossare per il suo debutto in società. Ma Grady vuole discostarsi da ogni regola e da ogni imposizione: vuole passare l’estate nell’afosa New York, con il suo amico fraterno Peter Bell e, soprattutto, con una persona di cui nessun altro sa nulla. Grady riesce a convincere i suoi a lasciarle passare un’estate che si prospetta libera, promettendo in cambio, forse con troppa leggerezza, di dare una vera e propria festa di debutto in società al ritorno dei suoi da Parigi. Questa libertà è andare a Broadway, perdersi nella calca, bere la sera con Peter Bell e soprattutto incontrare Clyde Manzer: un giovane ebreo, reduce della Seconda guerra mondiale, che per vivere fa il parcheggiatore. Una famiglia in vista come i McNeil non vorrebbe di certo avere a che fare con un ragazzo del genere; ma Grady con l’ingenuità e la caparbietà dei suoi diciassette anni si immergerà in una storia sempre più carica di passione, con lo scostante e misterioso Clyde Manzer…

La New York del dopoguerra, con il caldo paralizzante e la calca eccitata, lo zoo di Central Park e i colori di Broadway, i ricchi palazzi e le baracche: la penna di Capote dipinge atmosfere e vite in maniera magistrale. A metà tra il romanzo rosa e quello di formazione, Incontro d’estate presenta le vite dei personaggi nei loro luoghi e nel loro tempo, nella loro unicità e, tuttavia, riesce a farci rivivere con loro i nostri sentimenti e la nostra giovinezza. Romanzo di gioventù, fu rimaneggiato per un decennio dall’autore prima di decidere, insoddisfatto, che non lo avrebbe mai pubblicato. Ritrovato non molti anni fa, la sua pubblicazione ci restituisce gli esordi di uno scrittore di successo, una storia avvincente e una protagonista forte e caratteristica. Una storia d’amore come tante diventa, tra le mani di Capote, un piccolo gioiello di narrativa, laddove la prosa non soltanto dice, ma insegue gli stati d’animo e immerge il lettore nelle emozioni come in un film. Non si può non entrare in empatia, rispecchiarsi nei personaggi: il narratore è appassionato insieme a loro, triste quando le sue creature lo sono, confuso tanto quanto lo è la sua eroina. Si ha l’impressione, leggendo questa storia, di assistere ad una ripresa cinematografica in soggettiva, finché il lettore si affeziona e si immerge in ciò che succede, vivendo un’altra vita come gli permette soltanto la magia dei bei libri. Foto Moscot su licenza Creative Commons.

 


 

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