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Interno 11

Interno 11

Sua figlia Clotilde da alcuni mesi non sta più con quel ragazzo dall’espressione di chi sa tutto con il quale si è accompagnata negli ultimi tre anni. Ha un viso tenero e dolente quando se la ritrova alle spalle in cucina e gli chiede senza mezzi termini se ha una storia con un’altra donna. Una volta a nessun figlio sarebbe venuto in mente di fare una domanda tanto impudente ad un genitore. Si era più pudichi e più timorati di Dio, una volta: oggi no, oggi i figli una domanda come questa la fanno senza pensarci due volte. E allora lui approfitta del fatto che l’omertà è ormai cosa vecchia e superata e le confessa che sì, si vede con una persona. Non riesce tuttavia a dirle che la ama, quest’altra persona, e la incontra un paio di volte alla settimana. Che le citofona all’interno 11 e sale da lei. Il loro primo bacio, ogni volta, è forte e doloroso, perché racchiude l’attesa e la mancanza; il secondo è pieno di rabbia, per la clandestinità cui sono costretti. Poi via via altri baci, mentre la luce cala nella stanza. Non riesce neppure a dirle che non lascerà mai sua moglie, quella donna che non ha mai voluto lavorare, ma che si è tuttavia laureata per raggiungere una sorta di compromesso sociale; quella donna bella ed esageratamente elegante con cui lui andrà, per cortesia e tenerezza, ad acquistare un regalo per la figlia, una borsa. Si chiede spesso cosa arrivi alla figlia della storia d’amore e di matrimonio dei suoi genitori. Spesso la ragazza fa domande, chiede per brevi flash: vuole sapere dove sono stati in viaggio di nozze e se la nonna fosse d’accordo sul fatto che la mamma sposasse uno come il papà. Dà per scontato, insomma, che lui si fosse innamorato follemente di lei, ma s’interroga in silenzio su come sua madre abbia perso la testa per uno come lui. E allora capita che lo guardi male e con sospetto, forse perché per un figlio un padre non può essere anche un maschio che un tempo è stato giovane e magari desidererebbe continuare ad esserlo ancora un po’…

Una domanda cruda ed inattesa da parte della figlia scatena un lucido flusso di coscienza, una riflessione senza sconti ed a tratti disperata nel protagonista, senza nome, del nuovo romanzo di Concita Borrelli. Un uomo apparentemente risolto, maturo ed affermato magistrato con la passione per la scrittura, una vita apparentemente perfetta, in bilico tra due amori. Da una parte la moglie, donna bella ed elegante con cui fare progetti, il porto sicuro, la consuetudine quotidiana, magari noiosa ma sicuramente rassicurante; dall’altra l’amante, quella con la quale darsi appuntamento all’interno 11, la donna giovane, vitale, gioiosa, capace di vivere senza progetti, alla giornata. Le due donne, nel vissuto del protagonista, sono complementari e, sebbene l’accusa implicita nella domanda della figlia lo spinga a fare i conti con se stesso e a ripercorrere il proprio cammino per confrontarlo con il suo io attuale, mai si sente combattuto nella scelta tra l’una e l’altra. Entrambe sono la sua linfa vitale: progettualità l’una, rischio ed attesa l’altra. La Borrelli – attraverso le riflessioni del protagonista che analizza in maniera spietata e cruda il nostro tempo fatto di ragazzine griffate, troppo magre e troppo simili una all’altra, di padri e madri troppo tristemente compresi nei loro ruoli e nei loro status sociali – parla di sentimenti, passioni, tormenti e debolezze. E qua e là, ad interrompere il flusso di coscienza del magistrato, appaiono le lettere di Marina, condannata a trent’anni per aver ucciso il marito, carcerata con la quale il magistrato ha una particolare empatia e a cui ha suggerito la lettura di un romanzo che possa aiutarla a trovare conforto: L’amante di Lady Chatterley. Una lettura sull’amore e sulle sue ferite, sull’imperfezione e sulla sua bellezza, sulle contraddizioni e sui tormenti umani, con un finale assolutamente imprevedibile. Una lettura interessante, se non fosse per qualche scivolone probabilmente sfuggito alla fase di editing. Un esempio? Nei primi capitoli si legge che il protagonista è il terzo di cinque figli (due sorelle prima di lui, una sorella ed un fratello, l’ultimogenito, dopo di lui); più avanti si legge che il fratello maggiore (sic!) è un magistrato e più avanti ancora il protagonista si dichiara il quarto di cinque figli.