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Invece della catastrofe

Invece della catastrofe

Il mondo dell’informazione è al servizio di oscure logiche di potere internazionale. Le notizie sono manipolate a dovere per impedirci, come in un grande Truman Show, di vedere oltre questo mondo edulcorato che ci dipingono attorno. Solo pochi accorti si stanno rendendo conto che dietro questa scenografia di casette imbiancate si cela un mondo in distruzione, mentre miliardi di esseri umani restano all’oscuro di quanto sta per accadere. Una catastrofe imminente di cui questa crisi internazionale non è soltanto che la punta dell’iceberg. I presupposti per stravolgimenti sconvolgenti ci sono già tutti: crisi finanziaria che ha ridotto tantissimi Paesi sul lastrico; crisi energetica nell’eterna lotta tra il carbone, il petrolio e le nuove fonti di energia rinnovabile che fanno fatica a trovare spazio tra i pensieri dei potenti della terra; crisi ambientale che si aggrava delle nuove fenomenologie antropologiche e sociali. La posta in gioco in tutto questo fermento è la sopravvivenza della terra, intesa come ecosistema e fulcro di umanità, messa a ferro e fuoco da un sistema neoliberista sclerotico che ha fatto della crescita e dello sviluppo i suoi dei e del genere umano carne da cannone…

Si legge e ci si fa prendere da un’angoscia montante. La verità è una: non sappiamo. La domanda è un’altra: perché non sappiamo? Siamo figli della rivoluzione tecnologica, apparteniamo alla corrente ascensionale della rivoluzione dei sistemi di comunicazione, ci crediamo invulnerabili all’interno di questo macroscopico villaggio globale, eppure ce la fanno sotto il naso. Il tempo reale è in realtà un’utopia, una chimera versatile che cambia forma e colore e noi piccole cavie indifese davanti al monolite del progresso. Giulietto Chiesa ha questo stile pedante, ansiogeno, fosco, tratteggia una realtà à la Cormac McCarthy e alla lontana sembra quasi compiaciuto di sciorinare teorie catastrofiste e sbatterle in faccia senza filtro alle vittime della disinformazione. In questo suo lungo ragionamento teorico, tuttavia, incappa una contraddizione di fondo tra il principio e lo strumento. La denuncia lanciata sin dall’inizio è che pochissimi abbiano accesso alle informazioni, quelle informazioni che contano davvero e che mass media e canali di informazione in qualche modo tendono ad occultare. Si vive così inconsapevoli che la catastrofe sia dietro l’angolo. E va bene. Tuttavia queste pagine hanno un limite tremendo: sono inaccessibili. Parlando della mancanza di accesso alle informazioni come concausa di un declino inesorabile, fa proprio dell’incapacità comunicativa l’aggettivo più performante per qualificare questo suo saggio. Un lavoro peraltro discutibile sulla potenza di internet di divulgare informazioni e sulla capacità delle persone di accedervi, soprattutto alla luce degli ultimi eventi internazionali, Wikileaks, rivoluzioni arabe e tutti gli scandali che sono stati scoperti dei quali la gente ha appreso attraverso un click. La scrittura è terribilmente autoreferenziale, come di chi possieda una verità assoluta, sostenuta da un costante rimandare le questioni ad approfondimenti successivi che invece sarebbe urgente esaurire subito. Sia chiaro: non sono i concetti ad essere in discussione, ma il metodo. Anche perché, parlando proprio dei concetti, Chiesa non ci dice nulla di nuovo. Quello che ci racconta non sono altro che le teorie ed i dibattiti che hanno costituito la spina dorsale del pensiero critico contro la crescita e lo sviluppo: concetti pasciuti e irrobustitisi negli anni Sessanta e Settanta e che sono andati man mano approfondendosi nei decenni successivi. Il risultato è un libro pesante che sconfessa quasi immediatamente i nobili propositi chiarificatori che si pone nelle lunghe fasi introduttive. Le stoccate da predicatore di Giulietto Chiesa su banche, alta finanza, nuovo imperialismo, superclan che governa il mondo fanno parte della sua tradizionale cassetta degli attrezzi. Quindi niente di nuovo sotto questo cielo.