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Io, Pablo e le cacciatrici di eredità

Io, Pablo e le cacciatrici di eredità
Il corpo di Pablo, abbandonato in un letto di una squallida clinica di Mirano, sembra quasi essere rimpicciolito agli occhi di suo fratello che è appena giunto a trovarlo. Che strana casualità lo ha portato a trascorrere gli ultimi giorni della sua vita a Mirano, a pochi chilometri da Venezia? Lui che è nato a Merano: quasi che una vocale ci separi tra la vita e la morte. A suo fratello piace ricordare Pablo per quello che è stato, non per quello che ora guarda segnato da una profonda sofferenza: un uomo sedato, sotto morfina per aiutarlo a sopportare il dolore. Pablo è stato un vulcano, un uomo forte, un ragazzo terribile. Ha odiato la scuola e, nonostante i tentativi dei suoi genitori, l’ha abbandonata senza avere un titolo di studio superiore. Suo padre ha dovuto pregare un prete – lui, anticlericale convinto – per fargli avere un posto fisso: è stato bidello in una scuola. La sua vera arte, però, sono state le donne. Pablo è un artista del corteggiamento. E dei matrimoni falliti. Al suo capezzale, in questo ultimo atto della sua vita, ci sono la sua ex moglie e la sua amante da più di vent’anni. Entrambe se lo contendono. Entrambe sono attaccate a Pablo perché sono a “caccia” della sua eredità: due donne grette e venali, pronte a prendersi tutto ciò che di materiale Pablo lascerà dopo la sua dipartita…

Alessandro Banda, insegnante e scrittore, ci regala una storia leggera ma allo stesso tempo tenta di farci riflettere su quello che è realmente l’animo umano. I protagonisti sono tutti venali, legati al denaro e dediti ad un tenore di vita di molto superiore rispetto a quello che possono permettersi. Si sorride durante la lettura, ma di un sorriso amaro che si vela di cinismo: che è a ben vedere la cifra stilistica che ha caratterizzato anche gli altri romanzi dell’autore bolzanese. La storia è abbastanza semplice ‒ forse persino un po’ troppo didascalica ‒ e Pablo risulta essere un moderno “uomo senza qualità”, parafrasando Musil: incapace, inconcludente, erotomane. Eppure il protagonista non risulta per nulla simpatico, non si entra in empatia con lui, non ci coinvolge davvero con le sue debolezze che, in fondo, sono debolezze che tutti quanti conosciamo bene. C’è quel “quid” che non scatta, quella scintilla in più che non spinge il lettore a sentirsi davvero vicino a Pablo. Lo stile è paratattico e immediato, semplice nella lettura che scorre via abbastanza piacevolmente. Eppure, ci si può (e forse ci si deve) aspettare qualcosa di più da un romanzo. Io, Pablo e le cacciatrici di eredità non decolla mai davvero, purtroppo, e ci lascia la sensazione che si poteva approfondire di più, creare personaggi meno manichei ‒ e magari effettuare un editing più attento. Tutto sommato un’occasione persa per Alessandro Banda. Ed è un vero peccato, per uno scrittore di talento quale lui è.