Io sono Iqbal

Io sono Iqbal

Iqbal ha quattro anni quando viene venduto, insieme al fratello Patras di sei, ad un fabbricante di tappeti. Il fratellastro maggiore Aslam si deve sposare e, non potendo ricevere nulla dal padre (che ha speso tutti i risparmi in droga), ha pensato bene di ricavare del denaro “impegnando” i due fratellini. In Pakistan è così che si fa. Iqbal sembra avere un dono particolare nel tessere grandi e complicati disegni con le sue piccole mani tanto che viene ceduto, con notevole profitto per il suo “padrone”, ad un altro artigiano. Nel nuovo capannone Iqbal si trova a vivere in un inferno: accucciato, insieme a tutti gli altri bambini, sotto il telaio, nella polvere, nel caldo soffocante d’estate, con le dita sanguinanti, picchiato se alza lo sguardo dal telaio, bastonato se dice anche una sola parola, se si lamenta, preso a calci per il sollazzo dei sorveglianti. Il bambino realizza con una maturità inaspettata per la sua età che tutto ciò è assolutamente ingiusto, che nessuno dovrebbe essere costretto a lavorare per dodici ore al giorno, spesso anche di notte. Diventato grande in quel posto orribile, all’età di otto anni decide di fuggire, per andare alla polizia e salvare così sé stesso e tutti gli altri bambini. Il piano di fuga riesce, raggiunge il comando di polizia, spiega tutto al comandante e soddisfatto di essere stato ascoltato e creduto sale sull’auto della polizia. Una volta raggiunta la fabbrica il padrone allunga una mazzetta al comandante e Iqbal torna al suo tormento, pagando in modo terribile la sua fuga…

Iqbal non è un nome di fantasia. Iqbal Masih è nato a Muridke, in Pakistan, nel 1983. Ma questo libro è una delle tante biografie che gli sono state dedicate. Dopo essersi liberato dalla schiavitù, perché di questo parliamo quando parliamo di sfruttamento del lavoro minorile, è diventato un attivista che ha viaggiato per il mondo raccontando la sua storia, che è la storia di molti bambini sfruttati come manovalanza a basso costo. A Iqbal Masih - nato e morto ammazzato a Muridke in Pakistan - è stato dedicato un film per la TV diretto da Cinzia TH Torrini (1998) e il cartone animato Iqbal – Bambini senza paura di Michel Fuzellier e Babak Payami (2015). Dati di Action Aid ci informano che sono 152 milioni i bambini e i giovani sfruttati come manodopera, di cui circa la metà è composta da bambini di età compresa tra i cinque e gli undici anni, che svolgono lavori anche pericolosi per la salute, in miniera e immersi nei rifiuti. Sono naturalmente i Paesi più poveri al mondo le zone in cui il lavoro minorile è diventato malauguratamente una risorsa economica (“Dobbiamo tenere bassi i costi…ce lo chiedono i clienti americani. Vogliono i tappeti, ma non vogliono pagare il giusto, e così ci obbligano a rimanere poveri”, dice il secondo padrone di Iqbal); ma non dimentichiamo i bambini che vendono fiori nelle nostre ricche città e i sempre più attuali casi di sfruttamento anche nel nostro Paese. Attraverso gli occhi di Iqbal vediamo ciò che sappiamo ma che ci fa comodo dimenticare. Andrew Crofts, ghostwriter inglese e autore anche di molti libri a sua firma, riporta la figura di Iqbal in tutta la sua bellissima maturità e consapevolezza, mettendoci davanti le ingiustizie, le colpe dei genitori e le inaudite violenze che hanno costellato la breve vita di questo piccolo eroe, ucciso a dodici anni dalla mafia pakistana.



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