Isolina, un martedì

Padova, un martedì. Isolina è in quello stato di quasi veglia e non più sonno che l’accompagna da una vita: sogna, immagina, desidera, lotta. Ed è continuamente in ritardo, un ritardo esistenziale di dieci minuti rispetto al mondo, alla storia. Il suo desiderio di bellezza la trascina fino a scuola, un liceo nel quale insegna lettere. I corridoi della scuola sono pieni di nemici e le colleghe Morgana (che odia la scuola) e Alcina (che odia gli studenti) sono al comando di una fitta schiera di docenti demotivati. Isolina non demorde. Secondo l’assioma di Passalacqua “nemico è uguale stimolo positivo”. E infatti il suo mestiere è risvegliare la curiosità, stimolare la meraviglia. Esattamente come suggerisce Orlando, l’eroe pedagogista che emerge dal caos del collegio dei docenti proponendo un corso di formazione sullo stupore. Colpita e affondata. Il cuore di Isolina è per il suo eroe, ma il suo eroe è sposato e ha due figli. Il loro amore deve accontentarsi di messaggi in codice e fugaci momenti tra una lezione e l’altra. Sentimento e meraviglia anche quando è necessario interrogare e districarsi tra indisposizioni, rifiuti e scuse fantasiose da arrampicata olimpionica sugli specchi. Ma questa volta no: Marco è disteso sul pavimento, bianco come un cencio. Attacco di panico. La fragilità dei ragazzi esplode, inaspettatamente, più spesso di quanto si pensi. Mentre l’ambulanza porta via Marco, insieme alle scuse e alle lacrime, è già ora di ricreazione, il Sacro Graal…

Appassionata di linguistica e allieva di Tullio De Mauro, Elianda Cazzorla è insegnante e giornalista, cura antologie, scrive su “Carte Sensibili”, un blog collettivo nel quale è nata la figura di Isolina, la professoressa che tutti vorrebbero: ironica, appassionata, creativa, empatica. Vive di letteratura e non si limita ad insegnarla. La sua vita, infatti, è affollata di personaggi dal nome evocativo e simbolico: il padre si chiama Marcovaldo, il suo alter ego è Bradamante, l’amore ha il volto di Orlando, Astolfo è il bidello fuori dagli schemi, Angelica, Alcina e Morgana le colleghe. Le numerosissime citazioni (da Ariosto a Calvino, da Wallace a Pessoa, passando per Byatt e Roth, senza dimenticare Rodari) impreziosiscono un racconto scritto in punta di penna con superba ironia e leggerezza, un linguaggio lirico e raffinato che colpisce per la delicatezza con la quale riesce ad affrontare una realtà complessa e profonda, fatta di incontri, relazioni. E parole. Soprattutto quelle dei ragazzi, urlate (con la forza di chi ha urgenza di farsi sentire e capire) nei compiti in classe, nei messaggi, nei dialoghi. Un solo giorno, ventitré divertenti e appassionanti capitoli, una eroina per innumerevoli avventure ai limiti dell’eroismo epico in un contesto comune fatto di aule, interrogazioni, colloqui con i genitori. Il normale che diventa speciale. Gesti semplici che diventano eroici. Una prosa frizzante per un romanzo capace di coinvolgere, ammaliare e stupire.

 


 

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