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Italiana

“Tessitrice, cattolica, illetterata”: così Maria Oliverio si definisce al Tribunale Speciale Militare di Catanzaro, dopo il suo arresto, nel 1864. Per anni l’hanno cercata per tutta la Sila, infine l’hanno trovata nel bosco di Caccuri, con i capelli corti da uomo e la faccia lorda. Erano increduli i soldati di trovarsi di fronte una donna, una femmina: l’hanno derisa, picchiata, prima di capire che avevano davanti lei, Ciccilla. Dopo aver subito più di un tradimento, dopo essere rimasta nascosta per mesi in una grotta come un orso, finalmente la famosa e terribile brigantessa è stata catturata. Nel 1848, a Casole, delle grandi rivolte a Napoli e a Palermo arriva soltanto una vaga eco di ottimismo. Maria, bambina, spera altro: fantastica su una quasi leggendaria sorella Teresa, che secondo i fratelli non esiste, che non può essere nominata di fronte ai genitori. Ma lei sa che è tutto vero: Teresa se n’è andata perché è molto ricca e le fa schifo quella casa. Due stanze soltanto, una delle quali era per le vacche e le capre prima che si ammalassero tutte e che la loro famiglia diventasse una famiglia di braccianti e di tessitrici. Ma quella casa, a Maria, sembra la più bella del mondo. Non vorrebbe mai andarsene…

Romanzo di formazione, biografia, documentario, racconto epico: letteratura, senz’altro. Italiana, l’ultima pubblicazione di Giuseppe Catozzella, è un lavoro notevole in cui la rigorosa veridicità storica, basata sui documenti d’archivio, si esprime in prima persona. A centosessant’anni esatti dall’unità d’Italia, l’autore fa vivere fatti ed eventi trascurati dalla retorica sul Risorgimento; fatti ed eventi che da soli si impongono con grande forza critica per illuminare le storture e le sperequazioni che ancora oggi ammorbano la nostra nazione. In essi, vivono la scintilla vitale di una giovane, la violenza politica e quella feroce della sessualità, l’ostilità della natura e il suo richiamo intimo. “Italiani” erano chiamati i briganti, proprio perché ostinati nel rifiuto di quel nuovo regno, fondato qual era sui vecchi rapporti di potere, sulle vecchie ingiustizie. Come in un Gattopardo rovesciato, quelli che più di tutti volevano “scegliere di essere italiani” si ritrovano aggiogati agli stessi padroni e signorotti che governavano sotto i Borboni. Allora il bosco li chiama a sé, per organizzare una resistenza contro quella rivoluzione che cambia tutto, pur di dare nuova vita alle strutture di privilegio che rischiavano di cadere assieme al regno di Napoli. La statura autoriale di Catozzella si misura nella sua capacità – di cui ha già dato prova in Non dirmi che hai paura – di mettersi da parte e lasciar spazio gli eventi. È una grande prosa questa, in cui l’autore scompare e la Storia parla in prima persona, Maria detta Ciccilla parla in prima persona, in un lavoro in cui la finzione letteraria è del tutto riassorbita nella verità storica, in cui la verità storica è del tutto compresa nell’immedesimazione lirica.

LEGGI L’INTERVISTA A GIUSEPPE CATOZZELLA