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Italiani brava gente… ma non è vero!

Italiani brava gente… ma non è vero!

Quando una guida turistica siciliana mostra le bellezze del suo territorio, non può fare a meno di ricordare con un certo orgoglio le vicende che hanno visto protagonista la mafia, a iniziare dalla strage di Capaci per poi passare in rassegna le peggiori malefatte. Il pubblico viene invaso dal terrore, ma la guida continua imperterrita credendo di mostrare il valore sociale e gli aspetti produttivi della sua terra. È la stessa visione alterata della realtà, che spinge molti europei a ritenere necessaria una nuova soluzione finale per eleminare gli anziani, in particolar modo nel nostro paese dove la percentuale della popolazione avanti con gli anni è assai elevata. Ipocrisia, nient’altro che ipocrisia, che nella società del XXI secolo si manifesta sotto vari altri aspetti, tra cui i cosiddetti contingenti umanitari, mossi da mille interessi fuorché dall’intento umanitario. In realtà sono solo strumenti dell’impero americano per consolidare il suo inarrestabile potere. E a questo punto diviene inevitabile parlare della situazione in Medio Oriente, dello scontro ormai quasi secolare tra israeliani e palestinesi, di come questi ultimi non accetteranno mai di lasciare il luogo dove sono nati per darla vinta agli ebrei. Una verità dettata dalla ragione, una riflessione che poggia su basi solide, ma difficile da far capire a un popolo – gli italiani, per l’appunto – ancora profondamente provinciale, legato alle verità dettate dalla tradizione, come i proverbi, che sono una delle forme più assurde della cosiddetta saggezza popolare. Gli italiani sono anche un popolo abituato a emanare odori sgradevoli, che si addensano negli autobus e possono essere pericolosi quanto gli attentati. E chiaramente non si possono tralasciare le note di biasimo per la cultura cattolica e la sanità, due aspetti che mettono a repentaglio la salute dell’anima e del corpo. La Chiesa, che dovrebbe essere portatrice con il suo esempio della parola di Cristo, non riesce a insegnare il perdono, mentre i medici sono ipocriti con i pazienti e a volte, nei casi gravi, non hanno il coraggio di palesare le loro diagnosi...

Italiani brava gente... ma non è vero!, una delle ultime fatiche dello scrittore e attore comico Paolo Villaggio, è una raccolta di critiche per niente velate contro la società post-moderna in Italia e all’estero. L’autore prende una posizione politica chiara, indirizzata verso la sinistra e la democrazia, contro il perbenismo bigotto e distruttivo, che ha solo lo scopo di nascondere gli interessi dei singoli e di alimentare la stupidità dilagante che chiude gli occhi a un popolo egoista e servile. Il tutto attraverso una carrellata di brevi, anzi brevissime, considerazioni su vari aspetti politici, economici e culturali affrontanti, quando la rabbia dell’intellettuale laico si placa, con un umorismo tagliente, che non risparmia nessuno, anche più incisivo della comicità a cui Villaggio ci aveva abituati con i suoi personaggi televisivi. Considerazioni interessanti, ma nella maggior parte dei casi meritevoli di essere affrontate con maggiore attenzione rispetto a quanto si limita a fare l’autore. Certo, egli tende a lanciare al lettore argomenti di riflessione che ognuno può sviluppare secondo il suo punto di vista e, giudicata in questi termini, l’opera risulta di non poco interesse, ma è indubbio che per alcuni temi si sente la necessità di una trattazione di maggiore respiro. Si rivelano più emozionanti le parti con i ricordi dei tanti bei momenti vissuti al fianco degli amici di sempre, come quando Paolo andava a mangiare in barca con Tognazzi, Salce, Ferreri e altri intramontabili protagonisti della commedia italiana. Paolo Villaggio, nato a Genova il 30 dicembre 1932, ha costruito gran parte della sua produzione cinematografica sulla critica nei confronti della gerarchia aziendale e sullo strapotere dei dirigenti sui poveri impiegati, condizione conosciuta da giovane come dipendente dell’azienda Cosider. Dai suoi primi personaggi apparsi sul piccolo schermo, tra cui l’indimenticabile Professor Kranz tedesco di Germania, è passato al cinema caratterizzato da un tono politico e sociale accusatorio. Ne è un esempio Il terribile ispettore, storia di un portantino presuntuoso, che fotocopiando la laurea di un medico si spaccia per dottore e corona una brillante carriera nella burocrazia del settore sanitario. Nella sua ricerca artistica Villaggio è arrivato alla massima espressione con il ragionier Ugo Fantozzi, satira dell’italiano piccolo borghese sottomesso e sfruttato, a cui con il tempo ha affiancato personaggi dall’indole assai simile, come Fracchia e il Ciottoli di Ho vinto alla lotteria di Capodanno. E sfruttando proprio l’incredibile notorietà del suo ragioniere, Villaggio ha concepito uno dei progetti cinematografici più ambiziosi della sua carriera, che purtroppo non ha avuto il successo che meritava: il film Fantozzi contro Fantozzi, in realtà una rivisitazione in chiave satirica del personaggio storico di Benito Mussolini, rievocato nei ricordi di alcuni vecchi sostenitori del regime che si rincontrano negli anni Sessanta. Nelle ultime pellicole l’attore genovese ha mantenuto le basi della propria comicità, senza ricorre sempre ai suoi personaggi classici. Villaggio è morto a Roma il 3 luglio 2017 per complicazioni dovute al diabete.