Salta al contenuto principale

Ittele della montagna spaccata

Ittele della montagna spaccata

Nelle sere estive è possibile ammirare dalla collina di Monte Berico la catena di montagne che corre dall’imboccatura della Val Sugana sulla destra fino alla fenditura della Val d’Astico sulla sinistra. Al centro del massiccio del Carega sorge il comune di Recoaro, luogo in cui da generazioni viene raccontata la fiaba dell’anguana Ittele. Tutta l’area montana è stata abitata da una minoranza di lingua tedesca, i Cimbri, la cui cultura ha influenzato quella preesistente. Intorno all’anno Mille Verona era capoluogo della Marca di Verona e Aquileia, estensione del Sacro Romano Impero sottomessa al Ducato di Carinzia. Le Prealpi vicentine e veronese in epoca romana non possedevano insediamenti stabili e l’acqua scarseggiava. L’altopiano di Asiago era coperto da un enorme bosco sacro dedicato a Diana. In epoca tardo antica la zona cadde sotto il controllo germanico. Gli abitanti della zona, resa insicura da bestie feroci e briganti, erano pastori e boscaioli stagionali. Nell’XI secolo circa 150 famiglie tedesche si insediarono nella zona, in seguito a una carestia nella loro terra d’origine, all’incrocio tra Tirolo, Baviera e Svevia. Disboscando e costruendo hanno occupato l’altopiano e fondato i Sette Comuni. In seguito i Cimbri sono passati all’orticoltura e all’allevamento. Nei secoli successivi la loro espansione si è sviluppata verso ovest. Si insediano nella Val d’Agno e fondano Rovegliana, primo nucleo che darà vita a Recoaro. In questi anni giungono dalla Baviera diverse ondate migratorie, per volontà della comunità ecclesiastica che desidera la colonizzazione della zona da tenere sotto controllo. Nel corso dei secoli la comunità è condizionata dalle vicende storiche che investono la regione: la guerra della lega di Cambrai, il commercio di seta con la Cina, la peste del Seicento, la crisi economica e l’arrivo di Napoleone che mette fine ai privilegi della popolazione cimbra...

Nella prefazione al libro, la studiosa di tradizioni popolari Ulrike Kindl scrive: “Queste storie non offrono documentazioni incontestabili, bensì immagini da interpretare, metafore da decifrare.” Questo rappresentano le fiabe, una chiave di lettura per comprendere il rapporto che gli uomini hanno sviluppato nel tempo con il territorio che li ha ospitati. Jury Zambon (Vicenza 1997), si occupa di grafica, editoria e illustrazione, in questo volume – che è una rielaborazione della sua tesi di laurea in Grafica d’Arte – sceglie di analizzare la fiaba di Ittele, l’anguana della Montagna spaccata, raccontata nel comune di Recoaro, nell’alta valle dell’Agno. Il suo approccio si ispira all’analisi psicologica junghiana. Zambon ripercorre le tracce dei Cimbri nel territorio e la diffusione orale del racconto, fino alle sue varianti e alle simbologie che lo caratterizzano, dai nomi alle situazioni archetipiche inserite nel racconto. Durante i rigidi inverni le famiglie si riunivano nella stalla per scaldarsi a contatto con gli animali, riparare attrezzi, filare e raccontare storie. Il termine “filò” implica sia la pratica manuale del tessere che quella orale. È in queste circostanze che si diffonde la leggenda d’amore tra l’anguana Ittele, una sorta di ninfa dell’acqua, e il boscaiolo Giordano. Con una analisi minuziosa e riportando un gran numero di fonti, vengono messe in luce le caratteristiche di una leggenda specifica, ma l’approccio utilizzato è applicabile a qualunque racconto tramandato grazie alla tradizione orale. Il volume propone inoltre un gran numero di splendide fotografie, dedicate ai monti vicentini e ai boschi in cui le anguane e i Cimbri hanno condiviso la loro esistenza. Per ricordare al lettore quanto fragile e bella sia la natura e il legame che essa ha con l’uomo.