Janis – La biografia definitiva

Janis – La biografia definitiva

Janis, da Port River, Texas, è una ragazza curiosa, intelligente, inquieta, piuttosto complessata; un po’ per il proprio aspetto fisico (è sovrappeso e tormentata dall’acne), un po’ per il contrasto tra la vita divertente e affascinante che desidererebbe e quella tranquilla, piccoloborghese e assai convenzionale che sta effettivamente conducendo. Appena le si presenta l’occasione, in pratica fugge da casa e inizia un tourbillon di peregrinazioni, tra amici e amanti più o meno occasionali – verso i vent’anni inizia ad avere relazioni sessuali anche con donne – finché non inizia a rendersi conto, anche un po’ per caso, di saper e poter cantare, poiché la musica ha un’importanza preponderante nei circoli giovanili “hippy” dell’epoca che Janis sta frequentando, e qualcuno le fa conoscere Bessie Smith, che diventerà, così come Otis Redding, la sua musa ispiratrice. Purtroppo anche gli “sballi”, e non certo solo quelli leggeri della marijuana, sono una componente tipica di tali congregazioni, e Janis non fa nulla per tirarsi indietro; in un certo senso ha una curiosità innata anche per le sostanze stupefacenti; via via sperimenta sempre di più anche cocaina e anfetamine. L’unico “auto/limite” che stabilisce è per l’LSD perché a suo dire “fa pensare troppo” e ciò la spaventa. Nel frattempo i rapporti con la sua famiglia si raffreddano, con il padre quasi scompaiono: non riescono più a capire, e quasi a riconoscere, la ragazza che nel 1965 torna da loro per circa un anno, strafatta, in difficoltà psicologiche ed economiche. Quell’anno però fa bene a Janis Joplin, nel senso che la rimette in sesto nel fisico e nel morale, e appunto per dodici mesi riesce anche a “ripulirsi” del tutto dagli eccessi. L’anno dopo partirà di nuovo per San Francisco per via di un contatto nel mondo della musica, e sarà l’inizio di un’irresistibile ascesa: i Big Brother Holding Company, gruppo blues dalla notorietà crescente, la vogliono quale vocalist. E via allora con incisioni discografiche, paragoni importanti tra la sua voce e quella di precedenti “stelle” del soul e del blues, concerti storici quali Monterey e Woodstock, ma anche, e in modo preponderante, gli abusi tossici che ritornano e, nel profondo, la spaventano, e che diverranno fatali quando, pensando alla carriera e alla fama, Janis lascia la sua band e si dà ad un’attività solista 2 molto valida, ma abbracciata sottovalutando il fatto che poi lei sarebbe rimasta del tutto da sola con i suoi “mostri” quando invece la band era composta prima di tutto da veri amici che le stavano vicino…

Il materiale biografico affrontato in quest’opera è sicuramente interessante: colpisce quanta importanza la Joplin sia riuscita ad acquisire, non solo nella sua epoca ma anche per la musica dei decenni successivi (basti pensare all’influenza della sua voce su Robert Plant, su Bon Scott, su Axl Rose) con una carriera discografica durata purtroppo appena quattro anni. Questo aspetto fa venire in mente situazioni simili, verificatesi con altri “club 27” (il modo macabro e sarcastico di definire i musicisti deceduti, in ambito rock, alla tenerissima età di 27 anni) quali Kurt Cobain, Amy Winehouse, Jimi Hendrix, e lo stesso Jim Morrison anche se la sua carriera discografica fu un po’ più longeva. Personaggi carismatici, dal talento sconfinato, pari soltanto alla loro voglia e curiosità di vivere sempre “al limite”, avendo interesse molto più alla qualità e all’intensità della vita che alla sua durata. Singolare la personalità di Janis Joplin, tanto sfrontata, disinibita e sicura di se’ sul palco quanto insicura, incostante e fragile nella vita quotidiana. Tanto da non legarsi mai a lungo con nessuno, in ciò certo “aiutata” dalla difficoltà di stringere legami seri e duraturi in un mondo, da questo punto di vista, effimero e infido quale il rock business. Certo la sua musica le è sopravvissuta alla grande, fin da pochissimo tempo dopo la sua morte: conquistò infatti un Grammy, il suo terzo, con l’album postumo “Pearl” (pubblicato pochi mesi dopo la morte) e i primi posti in classifica con tutti i 45 giri tratti da tale album (in precedenza non si era mai più di tanto avvicinata ai vertici delle hit parade). Janis – La biografia definitiva è un libro un po’ ripetitivo, perché ripetitive sono le situazioni in cui è incorsa la Joplin nella sua vita (vedasi appunto gli eccessi, in cui ricascò dopo l’anno “sabbatico” da “figliola prodiga” del ritorno a casa in Texas); trattandosi di un’opera piuttosto lunga, avrebbe probabilmente reso più agevole e snella la lettura una suddivisione “per argomenti”, piuttosto che la struttura cronologica per la quale si è invece optato, che rende la leggibilità non molto semplice per chi non sia un appassionato di rock o, puramente, di Janis Joplin. In questo periodo, ma probabilmente si tratta di una semplice coincidenza, sta per uscire nei cinema un film biografico sulla Regina del blues, intitolato come una delle canzoni più note dei Big Brother Holding Company, Piece of my heart.



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