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Kaddish.com

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Larry è a Memphis a casa di sua sorella Dina: loro padre è morto da poco e la shivah, la settimana di lutto, è iniziata. Specchi coperti, il colletto strappato, un’ombra di barba e un via vai di persone che porgono parole di conforto per la perdita, portano cibo e lo guardano con aria di disapprovazione. Va in cucina, si toglie la kippah, che gli pesa in testa come un macigno, e inizia una delle sue solite scenate con la sorella. La comunità ebraica di Memphis è molto conservatrice e Dina ci vive benissimo. Larry invece è allergico alle regole religiose, le ha lasciate da tempo, gli danno sui nervi e le trova inutili. Passa la notte in camera di suo nipote undicenne, un piccolo lettino, un acquario illuminato e la regressione infantile è pronta. Suo padre è morto, sua madre si è da tempo risposata con Dennis, un tipo new age, e vive a Brooklyn. Adesso è solo a differenza di sua sorella che ha marito, tre figli e tutta la comunità che la sostiene. Non riesce a dormire, ripensa all’ultima volta che ha parlato con suo padre all’ospedale. Quell’uomo dalla barba bianca e la fede salda è l’unico che lo capiva, al di là delle sue stravaganze. “Hai un animo buono”, diceva e descrivendogli il paradiso se lo immaginava come una tavola apparecchiata, con una tovaglia bianca, i commensali sereni e pacificati che leggono le scritture della Torah. Larry non vede l’ora di tornare a casa sua a New York, ma la settimana di lutto è ancora lunga, pesante, piena di liti e preghiere forzate. Poi sarà suo il compito di recitare il kaddish, la solenne preghiera dei defunti, ogni giorno per undici mesi, per onorare suo padre. Dina è certa che non lo farà e prega il rabbino Rye di convincerlo. Altre liti, discussioni ma alla fine Larry una soluzione la trova su internet...

Un cammino a ritroso verso le radici del sentire religioso e un senso di colpa istillato dalla sorella portano Larry a sconvolgere la sua vita precaria. L’ironia delle varie assurde situazioni e la profonda crisi vissuta dal protagonista emozionano, avvicinando chi legge all’ebraismo e alle sue tante sfaccettature. È tipico di Englander oscillare tra comicità dissacrante e profonda serietà. Larry tacita la sua coscienza “noleggiando” sul sito kaddish.com chi pregherà per suo padre: sarà Chemi, un bravo giovane studioso della Torah, che farà le sue veci. Basta un click, una carta di credito e lui può tornare alla sua vita debosciata. Nella seconda parte, con un balzo temporale in avanti di venti anni, Larry è diventato Shuli, rabbino e insegnante in una scuola religiosa, felicemente sposato con l’amorevole Miri, che lo accompagna nel suo lungo, ansiogeno e articolato processo di maturazione. Pur non essendo un libro autobiografico, questo mix di tradizione e modernità si riflette anche nel vissuto di Englander. Larry ha la sensazione di aver ceduto il diritto di dire il Kaddish, come Esaù ha venduto la sua primogenitura per un piatto di lenticchie: cercherà quindi di riprendere non solo il suo ruolo legittimo di figlio, ma anche la responsabilità verso la fede, che la preghiera comporta. È il senso del ritorno, la teshuvah, che spinge l’autore a considerare la tradizione religiosa con occhi nuovi, riflettendo al contempo su cosa sia la libertà e quanto pesino le schiavitù interiori, allontanandosi da stereotipi ghettizzanti. Per questo Safran Foer ed Englander hanno editato e tradotto insieme una nuova Haggadah americana, rafforzando in chiave moderna la domanda che è al centro della narrazione e su come passare il testimone da una generazione all’altra. Punto importante è il rapporto con Israele che, se per il protagonista del romanzo è Gerusalemme – il luogo per ricominciare una vita autentica – per l’autore è uno Stato con il quale confrontarsi, nel bene o nel male, non più il sogno sionista. Kaddish.com è un libro ovviamente molto “ebraico” e i tanti termini linguistici che sono nel testo sono ben spiegati nel glossario. Englander ci consegna un romanzo pieno di ironia e sensibilità, passando dal tempo del lutto a quello della rinascita, dalla ricerca dell’identità personale al bisogno di fede.