Kurdistan - Utopia di un popolo tradito

Nel nord della Siria, inizia e finisce uno dei più esemplari episodi di cinismo morale di quella parte di mondo comunemente chiamata Occidente. In quella parte di Siria ci abitano i curdi. Pochi in verità, sono circa un 10% dei curdi totali, il resto dei quali vivono nei confinanti Iraq e Turchia e più a est, in Iran. Nell’autunno del 2014 i curdi in Siria sono sotto attacco da parte di una delle forze più devastanti, agghiaccianti e spietate della storia recente: il cosiddetto Stato Islamico o ISIS. Quest’ultimo sta per conquistare una cittadina strategica sul confine siro-turco. Una cittadina di cui non solo il mondo intero, ma persino buona parte della popolazione curda degli altri paesi, non ha mai sentito parlare: Kobane. A Kobane i guerriglieri e le guerrigliere curde, aiutati da una coalizione militare occidentale, resistono, salvano la cittadina e ricacciano indietro l’ISIS. Iniziano un sistematico processo di pulizia del territorio centro-orientale siriano che in circa tre anni - passando per la librazione di Raqqa nel 2017 - porterà alla scomparsa dello Stato Islamico, autore della strage del Bataclan e di molti altri attentati in Europa. L’Occidente plaude lo sforzo dei curdi, che perdono sul campo 11.000 giovani vite. Plaude, ma fa poco altro. Nel giro di breve tempo, sparita la minaccia incombente dell’ISIS, tutto il mondo si dimentica dei curdi, della loro resistenza e della rivoluzione sociale che stanno compiendo nei loro territori. E così, il nuovo sultano Erdoğan potrà invadere per ben due volte, in totale impunità, nel 2018 e nel 2019, il territorio siriano abitato dai curdi, approfittando del silenzio assenso degli Stati Uniti e delle timide rimostranze russe…

Si concentra principalmente su questa parabola il libro di Marco Gombacci, firma per gli esteri del quotidiano “Il Giornale”, in questo Kurdistan. Utopia di un popolo tradito. Il meglio di questo volume sta proprio nel riassunto di questa recente vicenda curda in territorio siriano, nel descrivere rapidamente e con buona chiarezza il sistema politico amministrativo del Rojava, o meglio Federazione Autonoma del Nord della Siria, nonché il processo di trasformazione sociale e culturale che le forze curde hanno messo in atto. L’autore ha calpestato quei luoghi, intervistato i protagonisti, toccato con mano la concretezza di ciò che sta avvenendo. Anche la configurazione geopolitica, per come è strutturata attorno a quella regione particolare, è ben sintetizzata. Minore autorevolezza e padronanza si percepiscono laddove l’autore offre una rapida ricostruzione della storia del popolo curdo nei quattro stati da esso abitati, grosso modo dalla Prima guerra mondiale in poi. Mancano alcuni passaggi storici fondamentali, alcuni episodi cruciali sono saltati a piè pari, la dimensione culturale e antropologica non viene quasi mai tenuta da conto, il taglio è giornalistico più che storiografico, e sono presenti alcuni errori. Sicuramente l’aver voluto produrre un volumetto agile di sole 160 pagine ha contribuito a rendere più approssimativo il quadro storico, specie per aver voluto dare molto spazio al Kurdistan siriano e ai fatti più recenti. Del resto, parlando dei curdi, in Italia sembra di dover ripartire sempre dall’Introduzione. Disponiamo di qualche decina di titoli sparsi, ma tutti devono sempre ripartire da capo, come se fossero i primi a scoprire questo popolo dal destino così particolare. Fatichiamo a costruire una bibliografia che faccia sistema e che costruisca un campo di sapere ben strutturato. E pensare che il padre della curdologia europea è stato un italiano… Inoltre, lo scenario curdo-siriano e in parte quello curdo-iracheno negli ultimi anni hanno monopolizzato l’attenzione editoriale (fornendo anche buoni risultati in fatto di vendite), ma escludendo di fatto dai radar analisi dettagliate e approfondite del contesto curdo-turco, per molti aspetti quello più importante e dirimente. E dunque, mi sento di consigliare il libro a chi voglia ricapitolare l’esperienza curda nel contesto della guerra civile siriana, meno a chi voglia approfondire la conoscenza storica e culturale di questo popolo.

 


 

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