Kyra Kyralina

Kyra Kyralina

Stavro, venditore ambulante di salep, racconta al giovanissimo compagno di viaggio Adrian il suo infruttuoso vagabondare tra Romania, Turchia e Medio Oriente alla ricerca estenuante della bellissima e perduta sorella Kyra. Lui e Kyra erano ancora due bambini quando sono stati costretti a fuggire da un padre violento e da un fratello complice. Ma la loro casa non era un luogo di dolore, anzi: quando il padre era in viaggio per lavoro, la bellissima Kyra e la madre invitavano uomini a cena, li stordivano con le loro danze, e coinvolgevano anche il piccolo Stavro in quell’allucinato baccanale. Il ricordo, insieme alla sua Kyralina, è rimasto il canto di una sirena che lo spinge, da dodici anni, a perdersi in un labirinto di strade mediorientali polverose, salep, truffe e prostituzione. Adrian invece proviene da una famiglia umile che guarda con sospetto a quel sedicente venditore, ma abbandona sua madre e la sua casa natia pur di seguire Stavro e non lo lascia neanche quando l’amico cerca di sedurlo, rivelandogli bruscamente la sua omosessualità. Stranamente, Adrian capisce di non voler fuggire da quel vagabondare: anche lui adesso cerca la sensuale, imperiosa, bella e perduta Kyra, Kyralina...

Kyra Kyralina si presenta come un romanzo picaresco ambientato ai primi del Novecento, nel quale i protagonisti si districano in un labirinto di strade alla ricerca di una donna che è un miraggio di piacere e innocenza perduta, per questo impossibile da ritrovare. Sono però le attente riflessioni sociali a fare del romanzo una vera perla nascosta nel mare editoriale. Stavro non solo è noto per il suo passato turbolento e la fama di truffatore, ma soffre anche per la sua omosessualità, come ci dimostra nel tentativo di sedurre Adrian. Tuttavia Panait Istrati non condanna il personaggio, ma vuole che il lettore empatizzi con lui. Rivelatosi omosessuale, Stavro dice: “Perversione, violenza, vizio? Mio buon Mihail, questo si fa tutti i giorni, intorno a noi [...] sono un uomo immorale e disonesto. Per la disonestà accetto l’accusa, ma quanto all’immortalità, io devo essere il giudice”. Altro passaggio interessante riguarda il fallito matrimonio di Stavro, in cui ci si sofferma sull’usanza di esibire in pubblico il lenzuolo macchiato di sangue come prova di verginità della sposa. A questo proposito Stavro dichiara: “Conoscete qualcosa di più abominevole?”, lasciando intravedere, dietro la retorica novecentesca, opinioni di una sorprendente attualità. Notevole inoltre che Panait Istrati sia salutato adesso come il Gorckij dei Balcani, ma abbia vissuto dimessamente: sopravviveva grazie a lavoretti saltuari e non aveva avuto accesso né a un’istruzione adeguata né all’alta società dell’epoca. In principio lo scarso riconoscimento lo ha spinto a un (fortunatamente) infruttuoso suicidio, e successivamente alcuni suoi libri, considerati troppo antisovietici, gli sono valsi una stremante campagna diffamatoria e la condanna all’oblio forzato. Per questo, non meritando di essere dimenticato, è giusto che il suo Kyra Kyralina raggiunga il più ampio pubblico possibile.



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